Accessibilità, accoglienza scarsa valorizzazione. Sono tra i punti deboli della Campania secondo il primo "Rapporto sull'economia dei beni culturali in Campania", a cura di Ludovico Solima, presentato ieri al convegno "Campania Felix: e se si ripartisse dalla cultura?". Dallo studio emerge tra l'altro che nel periodo 2000-2006 i fondi statali al settore sono calati. Per fortuna, ai minori trasferimenti hanno sopperito i fondi europei del Por. L'incontro di ieri nasce con il duplice obiettivo di sottolineare l'importante contributo del patrimonio culturale campano alla riqualificazione del territorio regionale e per fare il punto sulle attività di Scabec, Società Campana per i Beni Culturali, la prima società mista (51 per cento regione Campania, 49 per cento compagine di imprese private specializzate nella gestione dei servizi) nata per sperimentare forme innovative di gestione e valorizzazione dei beni culturali del territorio. di Assia Viola La cornice è di quelle suggestive: il Museo di Capodimonte. E' anche la più appropriata, visto che si discute di "Campania Felix: e se si ripartisse dalla cultura?", incontro che ha fatto il punto sul rapporto tra economia e beni culturali, anche in Campania non ancora completamente messo a fuoco. Quadro complessivo A colmare la lacuna arriva la prima edizione del primo "Rapporto sull'economia dei beni culturali in Campania", a cura di Ludovico Solima della Seconda Università degli Studi di Napoli, e pubblicato da Electa, che presenta un quadro complessivo del patrimonio regionale, considerato come risorsa in grado di produrre reddito e occupazione, e fornisce una stima delle ricadute ad esso riconducibili. "La pubblicazione ha inteso stimare i risultati raggiunti sul piano economico nel settore commenta Marco Di Lello, assessore regionale al Turismo e ai Beni culturali - e nel contempo, individuare una metodologia finalizzata al monitoraggio delle variabili socio-economiche e finanziarie che gli investimenti nel comparto possono generare". Investimenti Nell'ultimo quinquennio sono stati investiti quasi mille milioni di euro che hanno contribuito ad un incremento della fruizione in termini di visitatori pari al 12 per cento. Ma molti altri dati emergono dal rapporto che analizza il settore dei beni culturali da cinque punti di vista differenti: l'offerta, la domanda, l'occupazione, i finanziamenti e l'impatto economico. "Nel periodo 2000-2006 è avvenuta una contrazione dei trasferimenti statali, anche se in larga parte viene compensata dalle risorse comunitarie, quali i ad esempio i fondi dei Por - commenta Solima - mentre aumentano le entrate derivanti dalla gestione e dai finanziamenti esterni". Gestione integrata Un rapporto, quello pubblico-privato, che sta tentando di crescere come testimonia Scabec, Società campana per i beni culturali, prima iniziativa nazionale di società mista, che coinvolge la Regione Campania e un pool di aziende specializzate nei diversi settori della filiera dei beni culturali. "Nonostante l'incremento dei visitatori, emerge un deficit nell'accessibilità e nella comunicazione commenta Giovanna Barni, amministratore delegato Scabec - la nostra sfida è sviluppare modelli integrati di gestione dei circuiti culturali". Gestione strategica Opinione condivisa anche da Stefano De Caro, direttore regionale per i beni culturali della Campania che così commenta: "La Regione Campania da alcuni sta puntando sulla quantità e qualità dei suoi luoghi della cultura, ed è per questo che è fondamentale avviare sinergie con il privato per la gestione strategica dei nostri attrattori".
Campania e SCABEC: Privati in campo per il rilancio del settore
Il rapporto "Rapporto sull'economia dei beni culturali in Campania" di Ludovico Solima ha evidenziato i punti deboli della regione Campania nel settore dei beni culturali, tra cui l'accessibilità e l'accoglienza scarsa, la valorizzazione insufficiente. Il rapporto analizza il settore dei beni culturali da cinque punti di vista: offerta, domanda, occupazione, finanziamenti e impatto economico. Nel periodo 2000-2006, i fondi statali al settore sono calati, ma sono stati compensati dai fondi europei del Por. Il rapporto ha anche evidenziato un deficit nell'accessibilità e nella comunicazione dei beni culturali.
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