Siete affascinati dalla storia e volete fare di Nisida, l'isoletta nel golfo di Napoli che ospitò Lucullo, Cassio, Bruto e Cicerone, la dimora della vostra vita? Potrebbe essere vostra per 2,3 milioni di euro. Preferite invece la più isolata e riservata Villa Jovis, arroccata sul monte Tiberio di Capri a 354 metri sul livello del mare? Allora potrebbero bastarvi poco meno di 90mila euro. I due beni, infatti, a sentire Legambiente comparirebbero nella prima, parziale lista dei tesori del Belpaese che il ministero dell'Economia starebbe per «valorizzare, gestire e alienare». Si tratterebbe, in pratica, di passare alla seconda fase del piano iniziato lo scorso giugno con la creazione delle nuove Patrimonio e Infrastrutture spa. Allora con la conversione in legge del cosiddetto "decreto salvadeficit" il governo decise di conferire alla prima delle neonate società tutte le ricchezze sparse sul territorio nazionale: parchi, coste, edifici storici, musei, case e uffici. Valore stimato dallo stesso ministro Tremonti: 2mila miliardi di euro, circa 4 milioni di miliardi di vecchie lire. Alla Patrimonio spa, controllata dal ministero dell'Economia, sarebbe spettato il compito di rendere redditizio questo immenso patrimonio pubblico. Il passo successivo è stato compiuto il 6 agosto scorso, quando sulla Gazzetta Ufficiale comparve l'elenco completo dei beni demaniali. Oltre 800 pagine divise per Regione in cui accanto all'indirizzo del bene da "valorizzare" era indicato il prezzo in euro. Ieri Legambiente ha reso noti i nomi dei beni «che per primi verranno venduti ali incanto». All'interno ci sono, tra gli altri, quelli delle isole dell'Asinara e di Pianosa, del bosco di Castelporziano, degli isolotti nella laguna di Venezia, di Palazzo Barberini a Roma, del sito archeologico di Alba Fucens, ad Avezzano, e del carcere dell'isolotto di Santo Stefano a Latina, dove fu rinchiuso l'ex presidente della Repubblica Sandro Pertini. «Ogni bene in possesso dello Stato e in pericolo, nessuno escluso», ha detto Ermete Realacci, presidente di Legambiente, «comincia la svendita del Belpaese». Svendita perché i prezzi, calcolati sulla base di vecchi valori catastali aggiornati tramite gli indici Istat, prefigurano un vero e proprio saldo. Basti pensare, ad esempio, al complesso archeologico di Alba Fucens. Anfiteatro, terme, foro, basilica e santuario offerti a soli 40.615 euro, 78 milioni di vecchie lire. Prezzi di favore anche per le isole. Giannutri, in Toscana, è valutata 368mila euro, mentre Marettimo, in Sicilia, ha un valore contabile di 138 mila euro. «Allarmismo ingiustificato», ha reagito Giuliano Urbani, ministro dei Beni culturali, «la diffusione di queste notizie inesatte suscita un danno d'immagine per l'Italia che non giova a nessuno». Quell'inventario pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale, ha ricordato Urbani, «era ed è da considerarsi puramente ricognitivo. Ha una finalità meramente contabile». Controreplica di Realacci: «Il ministro chiarisca quali garanzie sa ranno attuate per tutelare i beni culturali».
I tesori dell'Italia in vendita, ecco l'elenco
Il governo italiano sta valutando la vendita di beni demaniali, come parchi, coste, edifici storici e musei, per passarli alla nuova Patrimonio e Infrastrutture spa. Il ministero dell'Economia ha pubblicato un elenco dei beni da vendere, con prezzi stimati in 2 milioni di miliardi di euro. Legambiente ha rilasciato un elenco dei beni che verranno venduti per primi, tra cui isole, boschi e siti archeologici. I prezzi sono stati calcolati sulla base di valori catastali aggiornati. Alcuni beni, come il complesso archeologico di Alba Fucens, sono stati valutati a prezzi molto bassi, come 40.615 euro.
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