Il presidente della neofondazione Lorenzo Bini Smaghi spiega il rilancio: così sarà possibile abbinare l'indipendenza con performance contabili Amministrazioni pubbliche e aziende private insieme per gestir e le attività culturali di Firenze. Diego Della Valle, grappo Ferragamo e Fingen (famiglia Fratini) capofila di un pool d'imprese pronte a investire sul capoluogo toscano. Palazzo Strozzi come Palazzo Grassi a Venezia, ma affidato a una Fondazione mista, presieduta da Lorenzo Bini Smaghi. «Alla cultura serve più autonomia gestionale e la Fondazione di Palazzo Strozzi sarà un esempio concreto di come sia possibile combinare indipendenza e rendicontazione dell'operato», spiega il 49enne economista fiorentino (e rappresentante italiano nel board della Banca centrale europea), chiamato dalle istituzioni locali al vertice del nuovo organismo culturale. Perché una Fondazione? Per dotarsi di quelle capacità che le strutture tradizionali, in particolare quelle pubbliche, hanno difficoltà a sviluppare. Firenze ha un patrimonio culturale enorme. Da solo però non basta. Per svolgere un ruolo a livello internazionale ci si deve confrontare con quanto avviene nel resto del mondo, in termini di patrimonio ma anche di capacità di farlo fruttare. Firenze ha e avrà un ruolo se si dota di queste capacità imprenditoriali, anche nel campo della cultura. Funzionerà la formula pubblico-privato? L'obiettivo è di mettere insieme gli aspetti positivi delle due realtà: da un lato, il patrimonio, le conoscenze scientifiche e la capacità di ricerca a medio lungo termine del settore pubblico, dall'altro le capacità manageriali, programmatiche e le procedure di bilancio del privato. Queste capacità si possono coniugare attraverso una governance intelligente, come quella che abbiamo nella Fondazione Palazzo Strozzi: da un lato il consiglio d'indirizzo, con membri di prestigio come i direttori del polo museale fiorentino, del Louvre, della Bayeler, della Thyssen Bornemiza, che vaglieranno i progetti dal punto di vista scientifico; dall'altro il consiglio d'amministrazione, con veri amministratori, ai sensi del Codice civile, che vigilano sulla sostenibilità e l'autonomia finanziaria dell'istituzione; infine un direttore, che deve mettere in atto progetti che soddisfano le aspettative e i requisiti di entrambe i consigli. Perché la scelta di un direttore straniero? La nazionalità non ha avuto alcun peso. Abbiamo scelto James Bradburne, che è anglo-canadese, perché era il miglior candidato tra i 45 selezionati. Che cosa farete e con quali mezzi finanziari? La Fondazione non intende fare "politica culturale" e sostituirsi alle amministrazioni: per statuto deve realizzare eventi culturali, nel rispetto del proprio vincolo di bilancio. La dotazione annuale dei soci fondatori (Comune, Provincia e Camera di commercio) e di una cordata di soci privati che si sta costituendo ammonta a circa 3 milioni; ai quali si aggiungono sponsor e co-finanziamenti su progetti (in particolare con l'ente Cassa di Risparmio di Firenze) per almeno un altro milione e mezzo. Sono fondi sufficienti a sviluppare eventi di alta qualità e ad assicurare la sostenibilità finanziaria. Il lavoro è iniziato? Abbiamo definito i parametri per assicurare nel tempo autonomia e sostenibilità. Abbiamo anche chiarito le procedure da seguire per selezionare i progetti. Per il resto partiamo da zero, eccetto la mostra su Cezanne nella primavera prossima che era già prevista, tenuto conto del fatto che per organizzare eventi di livello internazionale ci vuole una programmazione di almeno tre anni. Sarà il compito del nuovo direttore. Non teme i recenti fallimenti visti a Firenze in campo culturale? Se le cose non hanno funzionato in passato e Soprattutto per una governance delle istituzioni e dei processi non pienamente adeguata. Non sempre c'è stata una chiara distinzione di ruolo tra i soci e il consiglio d'amministrazione, con il rischio di politicizzare le decisioni e di diluire la responsabilità. Inoltre, non sempre si sono messe in atto procedure di rendicontazione agli azionisti e ai soci, con budget e bilanci certificati. Il mondo che ruota intorno alla cultura danneggia se stesso se cerca di sottrarsi ai meccanismi di governance che ormai vengono applicati ovunque. Un altro aspetto importante riguarda il gioco di squadra. A Firenze ci sono molte istituzioni culturali, di primissimo livello e con grandi tradizioni, ma che non sono abituate a cooperare. Anche nella cultura, conta più il gioco di squadra che la somma delle singole individualità. Spero che la Fondazione Strozzi aiuti ad affermare questa mentalità. Perché ha accettato questo ruolo? Quando Leonardo Domenici e Matteo Renzi mi hanno chiesto di guidare la Fondazione, mi sono sentito in obbligo di accettare. Era un'occasione unica per dare un contributo alla città dove sono nato.
Più privato per Palazzo Strozzi
Lorenzo Bini Smaghi, presidente della Fondazione Palazzo Strozzi, spiega il rilancio del progetto. La Fondazione sarà un esempio di come combinare indipendenza e rendicontazione dell'operato. Il presidente spiega che Firenze ha un patrimonio culturale enorme, ma per svolgere un ruolo a livello internazionale ci si deve confrontare con quanto avviene nel resto del mondo. La formula pubblico-privato sarà utilizzata per mettere insieme gli aspetti positivi delle due realtà. La Fondazione sarà guidata da un direttore, James Bradburne, che sarà responsabile della programmazione dei progetti.
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