Si chiama «La Campania fuori dalla Campania» ed è il progetto di catalogazione di tutti i beni culturali presenti nei principali musei internazionali che il direttore generale per i Beni e le attività culturali della Campania, Stefano De Caro, ha commissionato alla Scabec e che proprio non è andato giù al soprintendente del Polo museale campano Nicola Spinosa, grande assente al convegno di ieri pomeriggio organizzato proprio a Capodimonte dalla società mista della Regione Campania. La polemica, in realtà ha finito per lasciare sullo sfondo l'argomento che sarebbe dovuto essere principale, il rapporto sull'economia dei beni culturali campani, offerto con il titolo «Campania felix: e se si ripartisse dalla cultura?». Ad aprire il caso è Spinosa: «Venerdì mi arriva in ufficio una richiesta di catalogazione di questi beni nei principali musei esteri in cui mi si chiede di completare il lavoro entro luglio. In sette mesi non è possibile censire nemmeno tutti beni presenti in Italia. Ci vorrebbero almeno dieci anni. Questo progetto è inutile e servirà solo a spendere un sacco di soldi che potrebbero essere investiti diversamente». Spinosa non fa sconti a nessuno. Dice di aver impiegato venti anni per fare un database completo dei beni campani presenti in regione e sulla Scabec chiede si saperne di più. «Mi dicono che ne fanno parte società edili e di vigilanza. Chi sono? Che garanzie offrono al patrimonio culturale pubblico?» insiste e chiede di conoscere anche l'elenco dei beni gestiti dalla nuova società. Al momento pare che dovrebbero passare sotto gestione Scabec il Rione Terra, il Castello di Baia, gli Scavi di Velia, la Certosa di Padula e la Certosa di San Giacomo a Capri (quest'ultima nelle competenze di Spinosa). Il Soprintendente De Caro non si sbilancia: «Io ho proposto solo che tutta l'isola di Capri entri sotto gestione Scabec». Oggi sarà a Roma dal ministro Rutelli per sottoporgli questa lista dei beni, ma intanto il metodo seguito dal direttore generale non piace a Spinosa che sottolinea: «De Caro non può decidere da solo quali ben far entrare». È proprio per questa mancata concertazione che il soprintendente del Polo museale napoletano ha snobbato il convegno di ieri organizzato nell'auditorium di Capodimonte, casa sua. «Non contesto il merito, ma il metodo. Da otto anni organizzo mostre con i privati, non sono contrario, in linea di principio, al loro ingresso nella gestione museale», chiude Spinosa che smentisce anche voci di possibili dissidi con Marco Di Lello. Il quale, Dal canto suo, da assessore regionale ai Beni culturali difende a spada tratta la sua Scabec (51 per cento pubblica e 49 per cento privata). «È il nostro fiore all'occhiello e non permetto che venga strumentalizzata e buttata nella polemica sugli sprechi delle società miste», dice Di Lello. Parla di strumentalizzazione anche il neo-amministratore delegato della società Giovanna Barni. «Sono al lavoro solo da pochi mesi. - dice - Preferirei essere giudicata sui fatti e sui risultati che riusciremo a produrre». Un primo lavoro, in realtà, è già stato compiuto. Il volume Economia dei Beni culturali in Campania, curato da Ludovico Solima e pubblicato da Electa Mondatori traccia il quadro sul fruitore medio dei beni culturali campani. Dai 3mila e 500 questionari distribuiti risulta che ha in media 42 anni, ha un livello di istruzione medio alto, spende circa 80 euro al giorno, resta nella regione circa 5 giorni ma visita in prevalenza solo la provincia di Napoli (54 per cento) e quella di Salerno (40 per cento), ignorando quasi completamente le province di Avellino e Benevento che restano fanalino di coda, con appena l'un per cento di presenza turistica. Sconosciuta anche l'Arte-card (nel 60 per cento dei casi), nonostante il flusso turistico in continuo aumento (il 2006 chiude con un più 19 per cento).
Beni culturali, il catalogo che divide
Il direttore generale per i Beni e le attività culturali della Campania, Stefano De Caro, ha commissionato alla Scabec di catalogare i beni culturali presenti nei principali musei internazionali. Il soprintendente del Polo museale campano, Nicola Spinosa, ha snobbato il convegno di ieri organizzato a Capodimonte e ha espresso le sue riserve sul progetto, affermando che non è possibile censire tutti i beni presenti in Italia in sette mesi e che il progetto servirà solo a spendere soldi. Spinosa ha anche chiesto informazioni sulla Scabec e sui beni che verranno gestiti dalla società.
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