Parla la presidente, Maria Antonelli Carandini «Basta futili polemiche, pensiamo al tanto lavoro da fare». Maria Antonelli Carandini, 80 anni appena compiuti, è da nove anni presidente della sezione romana di «Italia Nostra». Vuole troncare con la lapidaria frase dell'inizio le discussioni seguite alla vendita del villino Astaldi «avvenuta per necessità economiche, in pieno accordo del consiglio direttivo nazionale», precisa. E vuole pensare al futuro. «Sono stata una delle promotrici della sezione romana - racconta - Sono 50 anni che sono seduta ai tavoli di Italia Nostra a condurre le tante battaglie in difesa dei nostri beni culturali. Mi sono sempre occupata di musei, archivi, biblioteche e ville storiche, ma mai di questioni economiche». Accanto a lei altre due esponenti dell'associazione: Mirella Belvisi e Vanna Mannucci, «l'altra metà del cielo che lavora con me - spiega - Abbiamo sempre vissuto in una stupenda armonia». L'armonia con la quale vogliono andare avanti. «La mia prima preoccupazione è per l'archivio di Sant'Ivo alla Sapienza - inizia Maria Carandini -. Argomento quasi ignoto a tutti. Perché, forse, i romani non sanno che un terzo dello spazio di questo straordinario edificio borrominiano è occupata da uffici del Senato e dalle schede non valide delle votazioni, alle quali si può anche destinare un magazzino, o un luogo meno prestigioso». Per rendere fruibile agli studiosi e a quanti desiderano consultare i documenti ivi conservati, «perché l'Archivio di Stato di Roma possa funzionare meglio sono andata da ben tre presidenti del Senato - prosegue - e pochi giorni fa da Franco Marini che ha promesso di aiutarmi». Come? «Restituendo sia pure un po' per volta all'Archivio le stanze occupate dal Senato e dalle schede». Un'altra spina nel fianco di Italia Nostra? Il «Museo geologico» di largo Santa Susanna, dove stanno terminando i lavori di ristrutturazione. E dove «è conservato un patrimonio strepitoso di oltre 150 mila pezzi di minerali che stanno per traslocare in un deposito della Protezione civile», spiega. Eppure «se i ministri Francesco Rutelli (Beni culturali) e Alfonso Pecoraro Scanio (Ambiente) si imponessero, questo museo voluto da Quintino Sella potrebbe restare integro». E il ricordo va ad Antonio Cederna: «Mi ricordo - racconta Maria Carandini - che nel 1995 Cederna scrisse: "bisogna che si tuteli questo museo, perché sono sicuro che entro 10 anni cadrà preda della speculazione". Ed esattamente al decimo anno è caduto. Andava vincolata la collezione insieme al museo». La capitale è molto cara al cuore della presidente romana di Italia Nostra. «E sono contenta perché il sindaco Walter Veltroni ha finalmente ricevuto il presidente nazionale». Due le richieste. La prima. «È il no di Italia Nostra al parcheggio sotterraneo del Pincio. Una mole paragonabile a quella di un albergo Hilton all'interno della celebre collina». La seconda: «Una collocazione diversa per il "Museo del Giocattolo". A villa Ada per realizzarlo vanno scavati 6.000 metri cubi. Per questi 16.000 giochi del nord Europa ci può essere un'altra sede, come Forte Antenne, dove esiste uno splendido edificio che va risistemato». I suoi sogni: «Il restauro di palazzo Rivaldi». E «la collezione Torlonia visibile in un museo». Ma le tre leader di Italia Nostra tengono soprattutto a «La casa della città», votata dal consiglio comunale e «della quale non si sa più nulla. Eppure i cittadini hanno diritto ad avere un luogo dove conoscere come viene trasformata piazza Cavour o come sarà la nuova piazza Augusto Imperatore. Questa è la più lunga delle nostre battaglie».