Medau su Cramu. Aldo, fratello dell'ex governatore, accusato di reato ambientale. La difesa non vuole pagare la multa: si tratta di una cisterna. Il processo inizia il 5 giugno. Quindicimila euro di multa aver abbellito la sua villa a due passi dallo stagno di Molentargius con una piscina non autorizzata. Questa la sanzione pecuniaria che la Procura ha sollecitato con un decreto penale di condanna nei confronti di Aldo Pili, ingegnere e fratello dell'ex presidente della Regione Mauro, che ora siede fra i banchi dell'opposizione alla Camera dei deputati. Il legale difensore Pierluigi Concas si è però opposto al decreto firmato dal pubblico ministero Andrea Massidda e così il giudice per le indagini preliminari Giovanni Lavena ha fissato al 5 giugno dell'anno prossimo la data di inizio del processo che vedrà Aldo Pili sul banco degli imputati con l'accusa di reato ambientale. I fatti risalgono a sei anni fa quando il fratello del parlamentare di Forza Italia acquistò uno stazzo e il terreno circostante a Medau su Cramu, la zona abitata inizialmente abusiva e poi sanata a ridosso del parco di Molentargius. L'operazione costò trecento milioni di lire. Successivamente lo stazzo venne ristrutturato e si trasformò in una bella villa, praticamente invisibile dall'esterno, come anche la piscina che sorse più tardi. Durante una prima visita dei carabinieri, per valutare eventuali irregolarità relative alle licenze edilizie, tutto risultò essere in regola. I lavori per la realizzazione di una grande vasca che, secondo l'accusa, era una vera e propria piscina, iniziarono dopo poco tempo. Secondo Pili però non si trattava di un dettaglio di lusso alla casa ma semplicemente di un mega vascone, una cisterna all'aperto che serviva per l'irrigazione. La vicenda di presunte irregolarità della piscina arrivò all'attenzione della procura della repubblica in seguito a un esposto al Comune di Cagliari presentato dall'associazione ecologista Gruppo di intervento giuridico, che fece scattare delle foto aeree della villa, altrimenti invisibile dall'esterno. Il municipio di via Roma, sollecitato sulla legalità o meno dell'opera, rispose che la piscina era priva di autorizzazione. Da qui, una serie di articoli pubblicati sui quotidiani, che fecero scattare l'inchiesta penale. Per il pm il reato ambientale sussiste ma la difesa si è opposta alla multa di 15 mila euro. Ora la vicenda sarà discussa e decisa nel processo che inizierà il 5 giugno.