Le ultime novità della ricerca archeologica nella città lilybetana sono state presentate in occasione del convegno dal tema «Il georadar per le indagini del sottosuolo e delle strutture» che si è svolto giovedì scorso al Complesso Monumentale San Pietro. Il convegno è stato organizzato dalla Associazione provinciale dei geologi di Trapani e dalla dottoressa Rossella Giglio, dirigente del Servizio per i beni archeologici della Soprintendenza del Mare di Palermo nonché direttore dei lavori di scavo archeologico svolti in città dalla Soprintendenza per i beni culturali di Trapani negli ultimi anni. L'utilizzo del georadar risulta, assieme ad altre tecnologie specifiche, fondamentale in problematiche connesse ai beni culturali, all'ambiente, all'ingegneria e il comitato organizzatore ha proposto durante l'incontro a operatori pubblici e privati la presentazione di questa metodologia operativa. Per quanto riguarda l'archeologia questi sistemi, infatti, sono diventati basilari nella ricerca di reperti perché si tratta di interventi spesso più rapidi e meno costosi dello scavo vero e proprio che potrà essere eseguito a "colpo sicuro» in caso di ritrovamenti importanti. «I risultati dice Rossella Giglio sono in massima parte molto positivi, anche se non è facile saper leggere i dati prodotti dagli strumenti. L'uso del georadar e in particolare di una sua variante, cioè il gradiometro a protoni fluxgate, è stato fondamentale nella ricerca nell'area del parco archeologico. Lo strumento è stato acquistato qualche anno fa dal Comune attraverso il Centro Internazionale di Studi Fenici, Punici e Romani, che, molto opportunamente, ha portato avanti questa scelta operativa nell'ambito della ricerca che ha preceduto lo scavo archeologico effettivo». Lo stesso che è stato diretto successivamente proprio dalla dottoressa Giglio. Nel corso dei lavori di giovedì sono stati presentati i dati più recenti emersi dall'attività in questione, quali gli scavi all'interno del parco archeologico, il Decumano Massimo e l'area della necropoli, il restauro della chiesa di San Giovanni e ancora il ritrovamento della statua di Venere. Intanto sarà presto pubblicato a cura del Centro Internazionale di Studi Fenici, Punici e Romani, diretto dalla professoressa Antonella Spanò l'edizione completa degli scavi diretti da Rossella Giglio (che è consigliere dello stesso Centro) con i contributi di tutta l'équipe tecnico-scientifica che, a vario titolo, ha lavorato nell'area. Nel corso dei lavori del convegno è stata resa nota un'altra importante novità, grazie ai primi risultati scientifici prodotti dalla proficua collaborazione fra Soprintendenza e Università per gli usi non convenzionali del georadar: la microgeofisica sui reperti archeologici. In particolare, sono già state analizzate le patine superficiali della statua del Giovinetto di Mozia e saranno presto verificati altri reperti, nell'ambito di un progetto del Centro Regionale per la Progettazione ed il Restauro.