CAGLIARI. L'Unesco ritorna in Sardegna per passare ai raggi X il Parco Geominerario. Il primo passo verso la conservazione e valorizzazione dei siti minerari isolani era stato mosso con la Carta dei princìpi fondamentali, siglata a Cagliari il 30 settembre 1998. Domani sera una delegazione dell'Organizzazione delle Nazioni unite per l'educazione, la scienza e la cultura giungerà in Sardegna e, da martedì a giovedì, visiterà le miniere e incontrerà i rappresentanti delle istituzioni. Tre giorni di incontri per stabilire se esistano o meno le condizioni stabilite nella missione del 1998 La delegazione Unesco (con la responsabile della Rete mondiale dei geositigeoparchi, la francese Margaret Patzak, ci saranno altri due esperti della stessa Rete, l'irlandese Patrick MacKeever e l'italiana Rosaria Modica) verificherà le condizioni dei siti e la reale rispondenza degli enti istituzionali chiamati in causa dalla Carta di Cagliari. Ecco perché la visita al presidente del Consiglio regionale, Giacomo Spissu (in programma martedì alle 10), assume un'importanza che va al di là dell'aspetto formale. L'incontro con i rappresentanti di Regione, Province, Comuni e Università suggellerà i tre giorni di lavori. Ma sarà fondamentale l'esito della visita ai siti più importanti del Sulcis-Iglesiente, che conservano la parte più importante della memoria storica. Ciò consentirà ai delegati Unesco di redigere una relazione, una volta accertato se esistano ancora le condizioni fissate otto anni fa. «Questa missione spiega Emilio Pani, presidente del Parco Geominerario giunge dopo l'approvazione del nostro primo bilancio da parte del ministero dell'Ambiente (che ogni anno finanzia il Parco per la gestione ordinaria, ndr). Non è una semplice formalità, e vogliamo dimostrare di poter gestire al meglio questa opportunità. Siamo orgogliosi di essere stati il primo geosito e geoparco al mondo riconosciuto dall'Unesco». Oggi se ne contano una cinquantina, compresi i quattro cinesi annessi a settembre. Secondo il geologo Luciano Ottelli, direttore del Parco, «la Sardegna è una sorta di "bignami geominerario". Qui c'è una varietà di giacimenti minerari che non ha riscontri in altre parti del mondo. Il riconoscimento ottenuto nel 1998 si spiega anche in virtù dei numerosi aspetti scientifici, tecnici, storici e umani che caratterizzano i nostri siti. Non a caso, tra la fine dell'Ottocento e gli inizi del Novecento, la Sardegna fu valorizzata in campo internazionale per l'alta specializzazione di questo settore: allora l'isola era conosciuta prevalentemente per le scorribande dei banditi». Pani e Ottelli tengono a precisare che «ancora oggi si fa grande confusione tra il Parco Geominerario, che consorzia 85 Comuni ed è un ente pubblico, e la società Ati Ifras Geoparco, un'associazione temporanea d'impresa che impiega 500 lavoratori socialmente utili per lavori di manutenzione nelle aree del parco». Gli Lsu avrebbero dovuto occuparsi delle bonifiche ma, sinora, hanno curato prevalentemente il verde e alcune piccole strutture. All'Ati Jfras si affianca l'Igea, società pubblica interamente finanziata dalla Regione, che possiede uomini tecnicamente preparati e i mezzi necessari per gli interventi. Ottelli ha un sogno nel cassetto. «Stiamo cercando di estendere la rete dei geoparchi spiega Attorno ad essi ruotano 80 milioni di visitatori: basterebbe agganciarne una piccola percentuale, per portare in Sardegna un esercito di turisti. Possiamo pure diventare un centro di geoingegneria di riferimento per i Paesi in via di sviluppo». Pani e Ottelli sottolineano l'importanza di dare inizio al più presto alle opere di bonifica, senza intaccare la storia dei siti. «Tra vent'anni verrà meno la conoscenza tecnica, e la situazione diventerà incontrollabile». Martedì il primo appuntamento è per le 9 con il rettore di Cagliari, Pasquale Mistretta.