Tutti contenti al Palazzo dei congressi dell'Eur, dove questa sera si chiude la quinta edizione di «Più libri più liberi», la fiera romana della piccola e media editoria che, nata senza troppe ambizioni nel 2002, è riuscita a diventare, anno dopo anno, un posto dove accanto alle famiglie della capitale desiderose di comprare con un certo anticipo (e possibilmente con qualche sconto) i regali di Natale si danno appuntamento editori, agenti, librai, bibliotecari. Tutti coloro insomma che in un modo o nell'altro hanno a che fare, per lavoro, con i libri. E che la fiera rappresenti in effetti una buona occasione per rendersi conto con un unico colpo d'occhio della produzione recente delle case editrici piccole e medie (ma tutt'altro che marginali, prese nel complesso, visto che ad esse fa riferimento più del trenta per cento delle vendite in libreria) lo dimostra il fatto in questo 2006 sono aumentati gli «osservatori» stranieri: che avendo alle spalle spesso sigle importanti come la francese Seuil o il gigante angiofono Penguin ormai non si limitano più a osservare e approfittano della presenza all'Eur per avviare (e in certi casi firmare) la compravendita di diritti. Secondo i primi dati, ancora parziali, gli incontri fra case editrici italiane e estere sono stati in questi giorni al Palazzo dei congressi più di duecentocinquanta. Segno che la manifestazione romana sta cominciando ad assumere una valenza internazionale che coesiste senza troppi urti con la sua dimensione locale di mostra-mercato. Dimensione, a sua volta, da non sottovalutare: tanto che proprio ieri l'assessore alla cultura della provincia Vincenzo Vita ha proposto all'Associazione Italiana Editori di creare una manifestazione parallela, una sorta di costola esterna di «Più libri più liberi», che potrebbe tenersi nel castello di Genazzano concentrandosi soprattutto sulle case editrici del territorio. Del resto, i dati dell'Me parlano di un «Lazio-boom» o più precisamente di un «Roma-boom» del settore editoriale. Fra il 2000 e il 2005, infatti, le vendite di libri in libreria nell'area commerciale di Roma sono passate da 117,8 a 163,4 milioni di euro l'anno, con un incremento complessivo del 38,7 per cento e un incremento medio annuo del 7,7 per cento: un risultato sbalorditivo soprattutto se lo si confronta con il dato dell'aumento medio annuo sull'intero territorio italiano, un tristissimo 0,7 per cento. Non solo: se un tempo l'attività editoriale era concentrata quasi esclusivamente nel Nord, oggi il Lazio (ma di nuovo, sarebbe più esatto riferirsi solo a Roma) conta 907 case editrici, che equivalgono al 17,2 per cento delle imprese del settore in Italia. Proprio per capire le ragioni di questo fenomeno connesso da un lato al moltiplicarsi di appuntamenti culturali nella capitale, dall'altro all'attività più quotidiana e silenziosa delle biblioteche, veri poli di riferimento calati nella vita dei quartieri questa mattina alla fiera si terrà un incontro significativamente intitolato «Il caso Roma».