Cinquecento anni fa si apriva il nucleo di quel che oggi sono i Musei Vaticani. L'evento si celebra con il convegno internazionale «L'idea del museo. Identità, miti, prospettive» che si terrà tra mercoledì 13 e sabato 16 dicembre, chiudendosi con un'udienza concessa da Benedetto XVI: vi partecipano esperti provenienti da tutto il mondo, a sottolineare l'importanza del respiro universale che i musei hanno assunto oggi. Nel mondo globalizzato, dei flussi turistici sempre più imponenti, i musei sono e sempre più saranno luogo di scambio è di reciproca conoscenza, strumento perché la cultura sia veicolo di intesa sempre maggiore tra i popoli. In tale contesto assume un particolare significato il fatto che il convegno si tenga nell'epicentro della Chiesa cattolica. Quasi a porre in rilievo questo aspetto, nella relazione di apertura Francesco Buranelli, direttore dei Musei Vaticani, presenta questi come la «porta della Santa Sede aperta sul mondo». Tra i relatori si segnalano Michael Brand, direttore del Getty Museum di Los Angeles, Mikhail Piotrovskij dell'Ermitage di San Pietroburgo, Claudio Strinati del polo museale romano, Antonio Paolucci del polo museale di Firenze, Juan Ignacio Vidarte del Guggenheim di Bilbao, Savatore Settis della Scuola Normale di Pisa, Henry Loyrette del Louvre di Parigi, Neil MacGregor del British Museum di Londra, Wafaa elSediq del Museo Egizio del Cairo, Ilber Ortayli del Topkapi di Istanbul, Bernd Lindemann della Gemaldegalerie di Berlino, Okwui Enwezor del San Francisco Art Institute, Julio Neves del Museo d'arte di San Paolo del Brasile, Fan Dian del pechinese Museo Nazionale d'Arte della Cina, il cardinale Jean-Louis Tauran, archivista e bibliotecario vaticano, e monsignor Mauro Piacenza presidente della Pontificia commissione per i Beni culturali della Chiesa. «Il dibattito ha spiegato Buranelli tenterà di esaminare l'istituzione museale in una dimensione storica che vede oggi, in un mondo in progressiva trasformazione, l'istituzione museale fiorire nelle più diverse aree culturali e geopolitiche attraverso propri processi identitari, partecipando alla globalizzazione di costumi e di risorse amministrative e tecnologiche». Basta osservare le code di turisti in fila davanti ai botteghini degli Uffizi o del Cenacolo vinciano, lasciarsi trascinare nel flusso a volte travolgente che attraversa gli immensi spazi del Louvre, considerare quanto denaro è stato investito per la realizzazione di alcuni nuovi edifici come il fantasmagorico Guggenheim di Bilbao o il nuovo Museo egizio nella spianata di Giza o dare un'occhiata alle statistiche che riguardano il numero di visitatori dei gradi musei, per rendersi conto dell'importanza crescente che hanno queste istituzioni. Quest'anno ai Vaticani sono affluiti oltre quattro milioni di visitatori: il che li colloca al terzo posto tra i musei più visitati in Europa dopo il Louvre, con circa sei milioni e il British di Londra, con cinque milioni e mezzo. Seguono il Prado di Madrid (2,5 milioni), il Museo d'Orsay di Parigi (1,9 milioni), gli Uffizi di Firenze (1,5 milioni), il Museo Van Gogh di Amsterdam (1,4 milioni). E poi vi sono altri siti a carattere museale, come gli scavi archeologici di Pompei che raccolgono quasi 2,3 milioni di visitatori, il complesso di Santa Croce in Firenze e l'Acquario di Genova che toccano ognuno 1,4 milioni di visitatori all'anno. L'evoluzione del numero di visitatori per museo va di pari passo con quello del turismo: se l'afflusso di turisti nel nostro Paese è inferiore a quel che potrebbe essere, c'è un settore in continua espansione: quello del turismo culturale. Si va da poco più del 18 per cento (53 milioni su un totale di 286 milioni) nel '95, al 22,3 per cento (77 milioni su 345) nel 2002, e si mantiene in crescita. Considerare il numero di visitatori dei musei può apparire come un esercizio svilente. Quantificare la cultura è un po' come mettersi a tagliarla a fette: misurarla invece di gustarla nella sua essenza fatta di qualità, non di quantità. Ma vi sono aspetti nei quali quantità e qualità possono toccarsi. E vero che il turismo è un'industria, ma è anche vero che il rinascimento italiano non ci sarebbe stato senza i banchieri e i mercanti che lo finanziarono: economia e cultura hanno più di un punto in comune. La World Travel Organization riferisce che nel 2000 oltre 600 milioni di persone hanno viaggiato per fini turistici, prevede che nel 2010 i turisti nel mondo saranno un miliardo e 46 milioni, e che nel 2020 supereranno il miliardo e 600 milioni. Questo porterà a una crescente «volgarizzazione» della cultura: ma dobbiamo considerare il turista come una risorsa o come una cavalletta che consuma e distrugge? La risposta è implicita nell'evoluzione stessa che i musei stanno conoscendo in questi anni. Basta entrare nei siti web del British Museum, del Museo Egizio, del Getti di Los Angeles. Si potranno compiere visite «virtuali», per i bambini vi sono giochi di abilità basati su animazioni di faraoni e schiavi, di imperatori e architetti che erigono monumenti. Oltre alla visita virtuale, i siti più avanzati consentono al visitatore di costituire un proprio sportello in cui accantonare gli aspetti preferiti di quel museo, per organizzarsi un proprio personale tour ripercorribile a piacere, o in cui guidare gli amici. L'interattività permette di conoscere il museo prima di visitarlo fisicamente. Ci si può quindi aspettare che il visitatore del futuro sia sempre più preparato, anche quando non dispone delle maggiori credenziali accademiche. I grandi musei, come il Getty di Los Angeles, sono già organizzati in settori differenti, alcuni accessibili a chiunque, altri riservati ai soli studiosi. Così sono centri di ricerca e contemporaneamente di diffusione ad ampio raggio: luoghi di élite, ma anche di divulgazione. Del resto non è così anche per le istituzioni culturali vaticane? Se chiunque può, fatte le dovute code, accedere alle stanze pubbliche, a pochi è concesso di entrare nella Biblioteca vaticana, a pochissimi di accedere agli archivi segreti. E come la cultura produce cultura, il museo produce museo: il Louvre di Parigi ha generato il più piccolo Louvre di Metz, dove le esposizioni temporanee del primo potranno essere ammirate dagli abitanti della Francia nordorientale senza spostarsi troppo. Si può supporre che il fiorire di piccoli musei a carattere locale in questi anni sia dovuta anche all'esempio di quel che è avvenuto con i grandi musei; in Italia è significativo il caso del Mart di Rovereto. Da un po' di tempo è entrato in circolo il concetto di «rete museale»: i musei di un territorio sono collegati tra loro, spesso visitabili con un unico biglietto. E così il grande museo centralizzato si allarga, abbraccia realtà sempre più vaste e a queste indirizza il visitatore. E' una realtà nuova: va compresa e utilizzata al meglio. Come sostiene Buranelli: il museo è una porta aperta sul mondo. LOS ANGELES, GETTY MUSEUM. La nuova acropoli d'Oltreoceano con un occhio rivolto a Ercolano L'istituzione risale agli anni Settanta del XX secolo, ma di particolare importanza è stato l'intervento di Richard Meier della metà degli anni '90 che ne ha fatto un luogo articolato, specie di cittadella del sapere su di una collina prossima alla grande città californiana. Vi si accede anche con una cremagliera che sale dal parcheggio posto in basso. L'ingresso è gratuito ma si richiede la prenotazione, in questo modo il flusso di visitatori è controllato e commisurato alle capacità di accoglienza del museo. Al suo interno è stata ricostruita un'antica villa romana del I secolo dC, Villa dei Papiri di Ercolano. Il complesso museale, la cui architettura è intesa a rievocare quella della Grecia e della Roma antica, si articola attorno a un teatro all'aperto, il Fleischman Theater. Da qui si accede ai diversi edifici, riservati sia alle esposizioni, sia alle ricerche: non mancano naturalmente l'accoglienza alla quale è dedicato un edificio apposito, e un belvedere. La parte originaria del museo è dedicata a cento studi sull'antichità e collabora con l'università della California. (L.Ser.) BILBAO GUGGEHNHEIM. I moderni nelle viscere del grande Golem Il progetto risale alla metà degli anni '90: una enorme scultura a scala urbana, un avvolgersi di spire dalle superfici metalliche. Il nuovo Guggenheim di Bilbao progettato da Gehry ha segnato un passaggio epocale: quello dall'età industriale all'era postindustriale. Bilbao era una città dall'architettura piuttosto triste e monotona, con le periferie dove abbondavano i capannoni delle fabbriche. Nel nuovo museo di arte moderna la città ha trovato l'emblema di una rinascita culturale. Le scolaresche vi seguono corsi tenuti da specialisti nei quali si ricerca il contatto e la contaminazione tra arte e scienza. Se l'epoca industriale è stata accompagnata dalla distinzione della specializzazione, oggi nel museo la tendenza è quella di ritrovare l'unitarietà della conoscenza. Così alla esposizione permanente di opere di arte contemporanea si affiancano mostre di arte antica, per esempio sulle icone russe. Si è molto discusso se la forte caratterizzazione dell'involucro non soffocasse il contenuto. Il fatto è che su circa un milione e 2 centomila visitatori, circa la metà viene dall'estero, forse attratta dal monumento: ma l'altra metà è costituita da cittadini. (L. Ser.) PECHINO, NATIONAL ART La cattedrale del bello all'ombra della Muraglia Il Museo Nazionale dell'Arte cinese, a Pechino, è dedicato alta raccolta delle opere degli autori cinesi contemporanei. E' stato voluto da Mao Tzedong, è stato eretto tra il 1958 e il 1962 e ristrutturato all'inizio del XXI secolo. E' il maggiore museo cinese. In 13 grandi stanze (alcune di oltre 600 metri quadrati) contiene circa 60 mila opere provenienti da tutto il territorio cinese: pitture, sculture, stampe, acquerelli, ma anche elementi caratteristici della cultura tradizionale, quali fantocci, opere d'ombre cinesi, collage, giocattoli di terracotta. Nel 1998 ha ospitato una mostra internazionale di arte e offre correntemente mostre antologiche individuali e collettive: è così un attivo centro di promozione di arte contemporanea, includendo tra queste anche opere cinematografiche, calligrafiche e produzioni artistiche di bambini. "Open Era" è il titolo di una delle esposizioni recenti, riservata ad artisti nati dopo il 1940 e attivi dagli anni '80. Si pone quindi come spazio aperto al confronto tra le tendenze di oggi, che sono anche esaminate e discusse in dibattiti specialistici. E' visitato in media da un milione di persone all'anno. (L.Ser.) ROMA, VATICANI Nati cinque secoli fa sotto il segno del Laocoonte Fu Giulio II che acquisì il gruppo statuario del Laocoonte, rinvenuto negli scavi archeologici della Roma antica, e nel 1506 lo collocò nel Cortile del Belvedere insieme con altre sculture come l'Hermes di Prassitele. Così nacquero i Musei Vaticani: una tra le più antiche istituzioni museali del mondo. Le sue collezioni si andarono arricchendo nel tempo, e nuovi spazi vi furono dedicati. Nel 1756 Benedetto XIV aprì in una sala della biblioteca il Museo sacro poi ampliato da Pio IX. La parte egizia del Museo fu aperta da Gregorio XVI. La michelangiolesca Cappella Sistina e le Stanze di Raffaello sono tra i luoghi dove il Rinascimento italiano trova le sue espressioni artistiche massime. Con le sue collezioni di statuaria greca, romana, etrusca, la Pinacoteca (collocata per volontà di Pio XI in un edificio costruito nel 1932 su disegno di Luca Beltrami nella zona nord dei giardini vaticani) e le parti più recenti volute da Paolo VI e dedicate all'arte contemporanea, in realtà si tratta di un "museo di musei': una realtà complessa che è stata arricchita recentemente di un nuovo ingresso e di nuove strutture di accoglienza per il numero crescente di visitatori. (L.Ser.)