In sole tre settimane, più di 170mila visitatori a Palazzo Madama. Non è una previsione di quello che succederà dopo il 16 dicembre, giorno della riapertura dello storico edificio sabaudo e del Museo Civico d'Arte Antica in esso ospitato. Si tratta invece di un successo che risale a un anno fa, quando una parte del palazzo venne riaperta al pubblico in occasione delle festività natalizie. Un piccolo saggio che dimostra quanto sia grande l'aspettativa maturata, in quasi vent'anni di chiusura, nei confronti di uno dei simboli più rappresentativi di Torino. «La sua riapertura, definitiva e completa, è un appuntamento vissuto con un carico di attesa incredibile sia da chi tanti anni fa l'ha visitato e ne ha serbato il ricordo, sia dai più giovani che invece lo conoscono dal di fuori o solo per averne letto la storia sui libri di scuola», dice Giovanna Cattaneo Incisa, già sindaco del capoluogo piemontese e oggi presidente della Fondazione Torino Musei. Sono i numeri a dare la misura degli sforzi di cui si sono fatti carico i due attori protagonisti della rinascita di Palazzo Madama: la Fondazione Crt, il principale finanziatore privato del progetto di restauro (12 milioni di euro investiti) e la Fondazione Torino Musei, l'istituzione che ha in cura, oltre a Palazzo Madama e al suo museo, anche la Gam, Galleria di arte moderna e contemporanea, il Borgo e la Rocca medievale, e il Museo d'Arte orientale (di prossima apertura). Numeri molto significativi: sono stati coinvolti 40 collaboratori scientifici e 150 restauratori di 41 ditte diverse (ognuna con una propria specializzazione), sono state catalogate tutte le 70mila opere della collezione e le oltre 10mila immagini disponibili, sono state scritte 3mila didascalie ed elaborati 150 contenuti multimediali. Cosa singolare: dal 1998 a oggi sono state acquisite 900 nuove opere, prova che il museo, pur essendo chiuso, ha continuato a vivere e crescere. «Senza l'aiuto della Fondazione Crt spiega Cattaneo Incisa non saremmo riusciti in questa titanica impresa. Il contributo Crt, non una mera sponsorizzazione ma un vero e proprio affiancamento, è stato fondamentale e tempestivo anche per il carattere privatistico della sua struttura, libera da quelle zavorre burocratiche cui invece soggiacciono gli enti pubblici. Anche se va ricordato che l'apporto del comune di Torino, in termini di valore economico, è stato superiore». Si aggira intorno ai 20 milioni di euro. Risale al 1986 il primo finanziamento Crt, destinato al restauro di alcune opere del Museo Civico d'Arte Antica. Gli interventi successivi sono andati progressivamente ad abbracciare tutti gli ambiti del progetto, dal restauro del palazzo a quello delle sue collezioni, dalla catalogazione delle opere alle ricerche archeologiche. «La Fondazione Crt dichiara il suo presidente, Andrea Comba nell'impegno a restituire ai piemontesi un monumento così importante per la storia collettiva è stata animata da una sorta di principio di compensazione, seppure a distanza di secoli: come i nostri avi investirono "a fondo perduto" energie e risorse per lasciarci una tale meraviglia, così noi dobbiamo permettere alle generazioni future di riscuotere la cedola di cui gli antichi investitori non toccarono mai neppure l'ombra di una remunerazione».
Palazzo Madama. Fondazioni dietro il recupero
In tre settimane, oltre 170mila persone hanno visitato Palazzo Madama a Torino. Questo è un successo che risale a un anno fa, quando una parte del palazzo è stata riaperta al pubblico per le festività natalizie. La riapertura definitiva e completa del palazzo è un appuntamento molto atteso. La Fondazione Crt e la Fondazione Torino Musei hanno investito 12 milioni di euro nel restauro del palazzo e hanno coinvolto 40 collaboratori scientifici e 150 restauratori. Sono state catalogate 70mila opere e 10mila immagini sono state elaborate. La Fondazione Crt ha contribuito con 12 milioni di euro al restauro, mentre il comune di Torino ha contribuito con 20 milioni di euro.
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