Enrica Pagella è Direttore del Museo Civico d'Arte Antica Palazzo Madama riapre al pubblico dopo un lavoro di ristrutturazione durato diciannove anni, che ha visto alternarsi momenti di entusiasmo e di attività febbrile a fasi di disperante incertezza, dovute a varianti di progetto, a lentezze burocratiche, a oggettive difficoltà di confronto con la natura di un edificio complesso, stratificato, multiforme. Un intreccio reso più problematico dalla presenza di collezioni, anch'esse, ricchissime ma difficili, per varietà e quantità di oggetti, per molteplicità di provenienze, per estensione cronologica. Tre direttori si sono succeduti alla sua guida mentre cambiavano anche i responsabili degli interventi edili e impiantistici e si precisavano via via le strategie e gli obiettivi. Dal 16 dicembre il Museo torna a esistere dietro la cortina irregolare delle facciate del Palazzo, riaprendo l'antico dialogo con il suo imperioso ospite, sfidandone il fascino con un percorso di tremila opere che fanno da contrappunto al canto alto di un'architettura romana, medievale e barocca. I percorsi non corrono lineari; non c'è la rassicurante struttura delle stanze numerate, che si susseguono in prospettiva, cadenzate, dall'inizio alla fine. Occorre salire, scendere, talvolta ritornare sui propri passi, riannodare il filo di un discorso interrotto, o magari perdersi passeggiando nello spazio regale della grande Sala del Senato, e immaginare sotto i propri piedi i mattoni della corte medievale e, ancora più in basso, le lastre del Decumano Maximo tracciato dai romani. Nonostante tutto questo, le collezioni hanno trovato una propria logica, che accompagna e commenta il passo dell'evoluzione storica dell'architettura. Nei piani interrati, dove ancora dominano le possenti mura del castrum romano, è collocato il Lapidario Medievale con sculture in marmo e in pietra databili dal IX al XIII secolo (transenne, capitelli, pilastrini, lunette, fonti battesimali, piccole acquasantiere); come il segno, in frammenti, di una città medievale cresciuta sulle sue fondazioni antiche, in una immaginaria linea di continuità ancora visibile e percepibile. Il piano terra, con sale dedicate al Gotico e al Rinascimento è soprattutto pittura, stesa sulle tavole dei polittici o sulle forme tridimensionali delle statue e dei grandi gruppi lignei. Una storia di devozione che scorre dalle squisitezze cortesi al soggetti cari alla religiosità nordica e che accoglie infine i nuovi interessi della cultura antiquaria e prospettica del Rinascimento Italiano. In salita, fanno da guida le torri medievali costruite da Ludovico d'Acaia. A sud la Torre Tesori, trasformata, con l'inserto di nuove vetrine, in uno scrigno di capolavori di tutti i tempi, scanditi per piani: al piano più basso le oreficerie bizantine e ostrogote, al piano terra la delicata Madonna di Tino da Camaino, il Ritratto d'Uomo di Antonello da Messina, il codice miniato da Jan Van Eyck, e infine, al primo piano, condotti dalle scale della torre nord, bronzi, argenti, gioielli provenienti dalle collezioni sabaude. A questo punto, il visitatore è già negli spazi barocchi degli appartamenti di Maria Giovanna Battista di Savoia-Nemour, alla quale Palazzo Madama deve la facciata di Filippo Juvarra. I soffitti intonano lo sfarzo e la modernità del suo gusto con arditi sfondati architettonici, grate in stucco dorato stese a protezione di cieli di cobalto, squarci di conchiglie, di coralli, di foglie in trompe-l'oeil e, insieme, il riflesso di vetri e specchiere. Si cammina guardando in alto, e poi, in basso, per ritrovare nelle collezioni del museo lo stesso segno di fantasia decorativa nei mobili intarsiati, nelle sculture di ebano e avorio, nelle appliques in bronzo dorato. In certi ambienti, come nella Sala Stucchi, grandi pittori come Tanzio da Varallo, Orazio Gentileschi, Camillo Procaccini, propongono la propria via di ombre e di luci, indifferenti alla candida ruota delle decorazioni che delimitano la volta. Si ritorna alla torre e ci si rimette in marcia lungo la scala elicoidale per raggiungere l'ultimo piano, quello delle merlature del castello quattrocentesco, con gli ambienti affacciati sulla grandiosa prospettiva della città. Sale delle Arti Decorative: duemila oggetti di ceramica, vetro, ferro, oro, argento, bronzo, peltro, avorio, seta, cotone, cuoio; tutto ciò che la storia e la storia dell'arte hanno definito in tanti modi diversi: «arti applicate» (all'industria), o «arti minori» (rispetto alle maggiori, pittura e scultura), o anche semplicemente «arti utili» (Ovvero non destinate alla sola contemplazione). Una categoria sterminata di opere che hanno in comune il fatto di essere strumenti d'uso, ma pensate e create anche per aggiungere alla regola della funzione la grazia, la perizia, la preziosità dell'ornamento. Gli oggetti che nel tempo hanno segnato lo stile di vita delle civiltà, il peso reciproco dei rituali collettivi e privati, le differenze di classe e di costume: dall'oreficeria sacra a quella profana, dai mobili alle stoviglie, dagli abiti alle tappezzerie, dai libri rilegati e istoriati ai ferri battuti delle serrature, delle chiavi, dei cofanetti. Un viaggio attraverso le infinite differenze che fanno di un oggetto comune il perno di una lunga sperimentazione di varianti di fogge, di colore, di dettagli. Il lavoro degli intagliatori medievali c'insegna a riconoscere la bellezza nella cura quasi religiosa di ogni piccolo particolare; gli sperimentatori ceramisti ci raccontano la storia dell'accanita ricerca europea verso la materia bianca, leggera, trasparente della porcellana cinese; i pittori-decoratori, i ricamatori, i tessitori, ci mostrano la ricchezza di repertori che attingono ai caratteri della natura, della storia, del mito, della vita quotidiana, offrendo un'immagine sempre diversa del grande teatro del mondo. Anche le vetrine, in queste sale, sono opere di legno, vetro, specchio e ottone zincato; opere dell'industria degli anni Trenta del Novecento, con un progetto della ditta Fontana Arte di Milano. Sono state conservate per rispetto di un eccellente concetto museale; al visitatore costeranno forse qualche fatica in più: sui lunghi ripiani in vetro gli oggetti stanno in serie e non in solitudine; le luci sono diffuse e non assomigliano a quelle delle gioiellerie; i cartellini sono piccoli prismi trasparenti. Ma l'allestimento ha la magia scintillante del gusto déco, e prolunga, a suo modo, l'itinerario segnato dalle raccolte. Che si vada per passeggiare, per curiosare, o anche per imparare, la visita richiede impegno; proprio per questo si è cercato ogni modo, ogni strumento e ogni piccolo spazio per garantire supporto e conforto. I nuovi servizi comprendono un guardaroba e una libreria al piano terra, una sala relax e una caffetteria il «Caffè Madama» al primo piano, collocate, queste ultime, nella luminosa cornice delle verande juvarriane affacciate sulla piazza castello. Le sale sono dotate di panche, di brevi descrizioni degli ambiente, di schede mobili sul percorso museale e di punti di approfondimento multimediale.