Non esagera chi ha definito la riapertura di Palazzo Madama a Torino «un evento epocale nel panorama dei beni culturali italiani». Il 16 dicembre prossimo la spettacolare sede del Museo Civico di Arte Antica riapre i battenti dopo 18 anni di chiusura e di lunghi restauri, che dal 1998 (con l'approvazione del «Progetto Palazzo Madama») hanno conosciuto l'impulso decisivo. Quattromila manufatti artistici (ma il museo ne possiede 70mila) torneranno a stupire il pubblico, inseriti nelle sale di un palazzo d'eccezionale valore, frutto della stratificazione storica di varie epoche, dall'età romana a quella medievale, fino ai fasti barocchi del Seicento e Settecento. Negli ambienti totalmente rinnovati e dotati di tutte le più sofisticate tecnologie, nonché di tutti i servizi necessari a un museo moderno (caffetteria, luoghi di relax, libreria), gli oggetti d'arte sono stati disposti seguendo il corso della storia. Un tripudio di dipinti, legni scolpiti e intagliati, marmi, mobili, ceramiche, argenti, ori, vetri dipinti, disegni, legature, tessuti e cuoi. Per raccontare tutto questo abbiamo invitato i protagonisti dell'avventura: Enrica Pagella (direttore del museo), Carlo Viano (direttore dei lavori), la Fondazione Crt e la Fondazione Torino Musei (nelle persone di Andrea Comba e Giovanna Cattaneo Incisa) che hanno sostenuto l'ingentissimo sforzo finanziario dell'impresa, per un totale 32 milioni di euro. A condividere lo sforzo dell'impresa e la soddisfazione dell'esito ci sono il sindaco di Torino Sergio Chiamparino e l'assessore alla Cultura Fiorenzo Alfieri. Ma che cosa sia e significhi veramente questo museo, unico in Italia per il taglio internazionale della raccolta, celo racconta in questa pagina Enrico Castelnuovo che, giovane studente, visitando Palazzo Madama, gettò le basi della futura professione di storico dell'arte specializzato nella sintesi tra due culture, quella italiana e quella francese.