La «Pietà Rondanini», l'incompiuta opera di Michelangelo, un capolavoro dell'arte di tutti i tempi custodito al Castello Sforzesco, sarà oggetto di uno studio tecnico per la sua valorizzazione. La giunta comunale ieri ha infatti deliberato un provvedimento per avviare una serie di analisi sulla scultura, l'ultima dell'artista rinascimentale prima della sua morte, nel 1564, analisi che saranno fatte sotto la guida della Soprintendenza a cura delle civiche raccolte e dell'associazione «Amici di Brera e dei Musei milanesi». Al capolavoro del Buonarroti si è giunti nell'ambito di una più ampia operazione di lavori di manutenzione, da tempo intrapresi in varie sale del Castello. Anche se la statua non necessita di alcun importante restauro ma solamente della rimozione superficiale dei depositi di polvere e sporco, oltre che dei residuati dei calchi di gesso cui venne sottoposta in passato. Scopo dello studio - i dati rilevati saranno riportati oltre che su tavole, disegni, rilievi e fotografie, anche su supporti informatici - è dunque quello di individuare i sistemi e i procedimenti più idonei a garantire la conservazione dell'opera. Già da alcuni anni gli enti culturali milanesi discutono sulla necessità di intervenire con una massiccia manutenzione del capolavoro (acquistato dal Comune negli anni '50 per 250 milioni di lire) e dell'allestimento circostante. Gli esperti valuteranno l'incidenza della pericolosità ambientale che circonda il monumento e il livello di inquinamento sulla superficie dell'opera. Al termine degli studi sarà presentato pure un progetto di valorizzazione espositiva nel contesto in cui si trova. La Pietà Rondanini (dal nome dei marchesi Rondanini che l'acquistarono nel 1774), ha un valore incalcolabile. Eppure nell'inventario dei beni dei marchesi, redatto nell'agosto 1807, quella deposizione dalla croce venne valutata soltanto 30 scudi. La Pietà rimarrà comunque visitabile tutti i fine settimana.