Eleni Vassilika, direttrice dellEgizio, è "Donna dellanno per il Turismo" "Il Museo è molto rinnovato e chiuderemo il 2006 con mezzo milione di visitatori" Questa città offre molto, specie in campo culturale: mi ci trovo bene ----------------------------------------------------------------- «È stata una grande sorpresa, mi sono chiesta il perché di questo premio. Poi ho capito che il ruolo che ricopro è importante e questo mi ha fatto un immenso piacere». Eleni Vassilika, dallottobre 2005 direttrice del Museo Egizio, è per lAssociazione Donne del Turismo la Donna dellanno per il 2006. «I miei collaboratori mi hanno tenuta nascosta la cosa fino quasi allultimo, può immaginare lemozione quando lho saputo a poche ore dalla cerimonia di premiazione alla Fondazione Sandretto» racconta Vassilika in un italiano ormai sciolto, imparato in poco più di un anno di permanenza in città. Eleni Vassilika, perché le hanno attribuito il premio? «Me lo sono chiesto anchio, a dire la verità. Non conosco le persone che me lhanno assegnato, penso abbiano voluto soprattutto riconoscere attraverso il mio lavoro il ruolo importante del Museo per lo sviluppo turistico e culturale della città». Parliamo allora dellEgizio. Comè il bilancio dopo questo primo anno? «Guardi, le faccio un elenco di cose fatte e di numeri. Si è pulito e dipinto il museo. Abbiamo scritto 982 didascalie in italiano e in inglese e 60 testi illustrativi a parete. Sono disponibili pieghevoli in due lingue, presto li avremo anche in francese e spagnolo. Si sono già distribuiti 200 mila depliant in italiano e 100 mila in inglese. Ci sono le panchine, che prima mancavano. Cè una sala multimediale al piano terreno, con i computer ottenuti dalla Fondazione Ibm Italia. Il nuovo sito ha avuto da metà maggio 14 mila visitatori al mese e ha ricevuto una nomination per l"eContent Award Italia 2006". Le basta?». Certo sono dati importanti. E i visitatori? «In novembre sono stati 35 mila, 79 per cento in più rispetto allo stesso mese del 2005. A fine anno supereremo i 500 mila, fino al 2005 oltrepassavano di qualche decina di migliaia i 300 mila. Continuo a lavorare nellottica dellaccoglienza, cercando sempre più di far sentire i visitatori "importanti" e a loro agio». Lei lavora molto, e lo si capisce, ma dietro le quinte. È una scelta? «Beh, sì, è una scelta. Fino a qualche mese fa parlavo male litaliano, mi era difficile comunicare con i giornalisti. Ho deciso di lavorare soprattutto, così si sarebbero visti i risultati e la gente avrebbe potuto giudicare. Poi tenga conto che il presidente della Fondazione Museo delle Antichità Egizie, Alain Elkann, fa molto bene la comunicazione, è il suo mestiere e conosce tutti, in Italia e allestero. Da un po di tempo abbiamo una buona squadra, con anche una persona che si occupa dellufficio stampa: facciamo riunioni e in genere ci troviamo daccordo su come procedere e comunicare». Si è trovata bene a Torino? «Sono molto contenta, è una città che offre molto: i musei, i ristoranti, le montagne. E poi la musica. Io ho interessi fuori dal museo, soprattutto musicali. Invito persone a casa per piccoli concerti: io suono il violoncello, le mie figlie il violino e la viola. Ho anche un pianoforte, a disposizione degli ospiti. Insomma, è tutto molto piacevole». Che cosa pensa delle accuse di falsità riguardo al papiro di Artemidoro? «Non ho mai avuto dubbi sullautenticità. Si tratta di un testo geografico, che senso può avere falsificarlo? E poi ci sono stati studi tecnici, devo credere che non siano errati. Il professor Settis ha fatto quello che doveva, non avrebbe realizzato la mostra a Palazzo Bricherasio se non fosse stato sicuro dellautenticità». Ma quando vedremo il papiro al Museo Egizio? «Non so dove sia, quindi non posso risponderle. Aspetto con trepidazione la pubblicazione scientifica che stanno preparando».