La Casa delle Culture di Roma è uno di quei pochi luoghi in cui è stato possibile attraversare gli anni, i conflitti e le divisioni delle sinistre, in cui si sono incontrati e confrontati non solo modi diversi dell'agire politico ma esperienze culturali altrimenti condannate a non esistere. La sede attuale, una vecchia sezione del Pci è nel cuore di Trastevere, in Via S. Crisogono 45, in una viuzza perennemente asfissiata dagli odori di un MC Donald's vicino. Un portone verde, una saletta d'ingresso e una sala per dibattiti ed eventi teatrali, musicali, presentazioni di libri, ma soprattutto per dibattiti che hanno visto al centro la politica. In questa sala sono passati intellettuali, politici, uomini che oggi ricoprono cariche importanti nelle istituzioni locali e nazionali, ma sono passati anche i "sans papier" francesi in lotta, gli artefici di quella nuova società meticcia che faticosamente si costruisce, gli occupanti di case e gli artisti di strada. Nessuno si è mai sentito fuori posto in questa "Casa". Avveniva nella vecchia sede di Largo Arenula, è continuato ad accadere nella nuova sede, in una fase in cui era facile interrompere i momenti di dialogo. Una struttura che si è sempre autosostenuta, che è vissuta grazie alla militanza attiva di tante e tanti che nel corso degli anni l'hanno attraversata, anche criticamente, come luogo di crescita e di formazione politica e culturale. Ora anche questo spazio, rischia di essere messo all'asta. Probabile acquirente il Me Donald's già menzionato che così potrà espandersi in maniera ancora più accentuata. Dopo che, nel gennaio 1995, lo spazio era stato ristrutturato con lavoro volontario ed inaugurato con la presentazione del volume "Dove va la Repubblica" scritto dall'attuale Presidente Giorgio Napoletano, in un dibattito a cui intervennero personalità come Maccanico, Rosa Russo Jervolino, Rutelli - allora sindaco di Roma - il comitato di gestione della Casa, già diretta da Franco Ottaviano, attuale presidente, inoltrò una richiesta di assegnazione dello spazio. Seguirono anni di batti e ribatti inconcludenti perché non si riusciva a risalire alla proprietà dell'edificio (ex Pio Istituto). Dopo la riforma sanitaria, i locali passarono comunque dalla gestione del Comune di Roma alle Competenze della Regione che ha proceduto alla cartolarizzazione di tutte le proprietà dell' ex Pio Istituto, cedendo l'intero fondo immobiliare alla Bnl. Il 19 dicembre prossimo questi locali dovrebbero essere messi all'asta. L'allarme è partito nei giorni scorsi. Lunedì 11 dicembre, alle 18, si terrà una assemblea in sede a cui sono invitati i rappresentanti delle amministrazioni di Comune, Provincia e Regione. La storia di questa che è una idea e una modalità di agire la politica, mutuata dalla sua omologa di Milano, nasce nel 1962, ha conosciuto tante e tali di quegli accadimenti da voler testardamente restare in piedi, anche in un paese in cui ai libri si preferiscono gli hamburger, ha anche avuto l'intuizione di modificare il proprio nome definendosi come spazio di "culture" e non di un'unica cultura dominante. Alcuni esponenti politici hanno preso posizione diretta: l'assessore regionale al bilancio Luigi Meri, ha diffuso ieri in una nota di agenzia la propria totale opposizione alla dismissione di immobili sedi di associazioni culturali, in primis della Casa delle Culture, chiedendo la sospensione dei processi di alienazione degli immobili, e ricordando l'importanza della struttura come spazio culturale e aperto di democrazia partecipata. Anche il sindaco Walter Veltroni si è espresso in maniera molto netta in merito all'importanza di salvaguardare questa esperienza. Se la politica decide di impegnarsi in tal senso seriamente, salvaguardando anche la propria storia passata e presente, forse nell'assemblea di lunedì potremmo ritrovarci a festeggiare un pericolo scampato.