Milioni di euro per finanziare progetti. Il centrosinistra voleva liquidarla, Rutelli prende tempo. E ora tutto è bloccato. Mistero profondo è quello che circonda la Arcus, la spa partecipata dal ministero dei Beni culturali che viene considerata una specie di cassaforte. Come società privata può infatti investire milioni di euro con un'agilità che il ministero non ha; e lo fa sui beni culturali e sotto la guida dello stesso ministero. Il nuovo commissario, nominato dal ministro e vicepremier Francesco Rutelli all'inizio di novembre, sei mesi dopo la nascita del nuovo governo, si chiama Guido Improta, ha 40 anni ed è capo dell'ufficio legislativo di Rutelli a Palazzo Chigi. Il suo pedigree: consigliere d'amministrazione del giornale della Margherita Europa, ex direttore dell'azienda di promozione turistica di Roma, consigliere dell'Enit. È stato anche uno dei fondatori della Società civile per la Margherita. Improta è un uomo vicinissimo al vicepremier e i boatos lo indicano come un possibile futuro coordinatore unico del ministero dei Beni culturali. Ma è abbottonatissimo. Il vicecommissario, indicato dal ministro delle Infrastrutture Antonio Di Pietro, è l'architetto Costanza Pera. Pera è stata vicepresidente della commissione Infrastrutture e cultura del ministero guidato da Pietro Lunardi. In quella veste si occupava della Arcus. La sua nomina doveva costituire un dato di continuità con la gestione precedente, su cui peraltro lei stessa sostiene di aver sempre avuto «perplessità». Ma la nomina, che deve essere ratificata da Rutelli, è incagliata. Che fine farà la Arcus dopo il commissariamento? Quest'ultimo è dovuto soprattutto a un parere della Corte dei conti, che ha dato un giudizio critico sull'attività della società nel 2004-2005: soprattutto perché la Arcus spargeva interventi «a pioggia» spesso senza una logica apparente, se non forse soddisfare qualche clientela. Quel parere è stato analizzato da una commissione nominata da Rutelli e presieduta dall'economista Paolo Baratta, che ha confermato il giudizio negativo. Prima delle elezioni, nel centrosinistra il Prc aveva chiesto di sciogliere la società e a un convegno organizzato da Italianieuropei due esperti del settore, Rita Borioni e Alessandra Untolini, avevano presentato una relazione in cui venivano indicati altri problemi seri. La Arcus è basata su un sistema di mutui: per legge la società riceve ogni anno un 3 per cento delle spese fatte in Italia per le opere pubbliche e su questa cifra accende mutui con la Cassa depositi e prestiti, per un valore dieci volte superiore. E con questi soldi che si finanziano i progetti. In tutto, le spese della Arcus per il 2004-2005 sono state, per 148 progetti, pari a 113 milioni di euro, ma solo un decimo coperto dalla legge del 3 per cento. Insomma, sono debiti e quasi tutti a fondo perduto. Il centrosinistra sembrava in buona parte contro la Arcus. Invece il programma dell'Ulivo l'ha salvata e ha sempre detto di volerla rivitalizzare. Oggi lo conferma anche il finanziamento di quasi 8 milioni di euro previsti nel decreto fiscale e che debbono servire al completamento del museo d'arte contemporanea di Roma, il Maxxi, gestiti sempre dalla Arcus. Arcus vive ma per andare dove? E, infine, mistero sui progetti per il 2006. I soldi ci sono da tempo e da tempo ne esiste un elenco. Che però è segreto. Si parla di lavori «archeologici» d'appoggio alla metropolitana C di Roma, soldi alla Fondazione Rosselli di Torino, al circuito dei teatri di Reggio Emilia e per altri interventi. Ma, fino a che l'elenco non viene incluso in un. decreto, e magari con sorprese dell'ultimo momento, nulla si può sapere. E i soldi restano lì. In barba alle promesse dì agilità
Arcus senza frecce
Il ministero dei Beni culturali ha nominato un commissario per la società Arcus, che gestisce progetti di restauro e promozione culturale. La società è stata criticata per la sua gestione disorganizzata e per aver speso denaro senza una logica apparente. Il centrosinistra voleva scioglierla, ma il programma dell'Ulivo l'ha salvata. Il commissario, Guido Improta, è un uomo vicino al vicepremier Francesco Rutelli e potrebbe diventare il futuro coordinatore unico del ministero dei Beni culturali. Tuttavia, la nomina di Improta è incagliata a causa di una disputa tra Rutelli e il ministro delle Infrastrutture Antonio Di Pietro.
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