Parla Agnoletti, uno degli esperti del Piano nazionale Oggi in via de Pucci il convegno sul governo del territorio dopo Monticchiello "Le Regioni devono varare misure che lo esaltino come valore aggiunto" Dal 1832 ad oggi i diversi tipi di usi del suolo sono calati da 65 a 18 "Lagricoltore oggi svolge ruoli nuovi, quali la conservazione dellambiente" Alla Toscana dovrebbero essere assegnati fondi per 369 milioni di euro -------------------------------------------------------------------------------- La tutela e la conservazione del paesaggio sono ormai diventati punti centrali per il governo del territorio. In Toscana, forse più che altrove, dopo le ultime polemiche sulle urbanizzazioni in aree di grande rilievo paesaggistico. Non ultimo, il caso della Val dOrcia, di cui si discuterà oggi in un convegno, «Dopo Monticchiello. Paesaggio toscano da salvare: ripensare il 'Governo del territorio» (Palazzo incontri, ore 9.30 via de Pucci 1), a cui parteciperanno i responsabili di «Italia Nostra», Nicola Caracciolo, Carlo Ripa di Meana, il critico Alberto Asor Rosa, il direttore regionale dei Beni culturali Mario Lolli Ghetti, lurbanista Pier Luigi Cervellati, il magistrato Giovanni Losavio, lassessore regionale allurbanistica Riccardo Conti e altri esperti e studiosi. Un problema apertissimo, che incrocia scelte politiche per la conservazione dellambiente e di sviluppo del settore agricolo-forestale. Parteciperà al convegno anche Mauro Agnoletti, docente di analisi del paesaggio, storia ambientale e forestale alla facoltà di Agraria e di Architettura, oltre che coordinatore della Commissione "paesaggio" del Piano strategico nazionale di sviluppo rurale, in cui si definiscono le politiche agricole 2007-2013 attraverso limpiego di fondi comunitari pari a circa 8 miliardi di euro per lItalia. Agnoletti spiega come la Toscana si avvia ad affrontare il nodo tra "governo del territorio e sviluppo rurale". Alla luce dei mutamenti economico-sociali e del paesaggio agricolo e forestale della nostra regione, tra laltro analizzati e fotografati dall800 ad oggi, in un progetto da lui diretto. Professore, una premessa: come e quanto è cambiato il paesaggio toscano? «Il paesaggio toscano, come quello italiano, ha avuto trasformazioni imponenti. Il nostro monitoraggio ha preso in considerazione l1 del territorio su 13 aree di studio, dal 1832 ad oggi. Lassetto ottocentesco ha evidenziato una predominanza di aree boscate (52), seguite da quelle pascolate (28) e dalle coltivazioni agricole (20). Abbiamo registrato grande varietà di usi del suolo, fino a 65 tipi diversi per 1000 ettari. Ad esempio sulle Apuane: vite, olivo, castagno, frutteti, pascolo, prato, orto, bosco, coltivazione della canapa, siepi, filari, ecc. Dal 1954 in poi si osserva invece la tendenza allabbandono con un notevole aumento dei boschi. Gli usi del suolo si sono ridotti da 65 a 18. Laspetto più macroscopico è che la diversità del paesaggio regionale si è ridotta di circa il 47». Una perdita consistente di biodiversità e quindi di paesaggio, tuttavia determinata dalla necessità di reddito per gli agricoltori. «Abbiamo perso la ricchezza di un paesaggio tradizionale. E sebbene lagricoltura rappresenti solo l1,7 del Pil della Toscana, oggi lagricoltore ed il territorio rurale svolgono nuovi ruoli per la società, quali la conservazione del paesaggio e dellambiente. Un compito difficile, poiché si pensa più spesso alla produzione o alla qualità dei prodotti che alla conservazione del paesaggio. Abbiamo però strumenti da attivare per cambiare direzione». E come si coniuga oggi, in tempi di competitività e globalizzazione, conservazione e rendita produttiva del paesaggio? «Gli orientamenti previsti dal Piano nazionale indicano per la prima volta il paesaggio come elemento strategico per lo sviluppo. Spetta alle Regioni mettere a punto misure e piani che lo esaltino come valore aggiunto, ad esempio per i prodotti tipici, o per lagriturismo, ma anche per il miglioramento dello spazio rurale e per la qualità della vita. Lo strumento è il Piano di sviluppo rurale regionale, che sarà discusso il 14-15 dicembre. La Toscana non può perdere loccasione, data dai fondi che le dovrebbero essere assegnati per circa 369 milioni di euro, per intervenire sul paesaggio». Sembra di capire che lei proponga di moltiplicare, e magari migliorare, il modello "vino e Chiantishire". «Certo, non si può sfruttare il paesaggio a fini commerciali e poi non adoperarsi per la sua conservazione o addirittura degradarlo. Bisogna quindi rimediare agli effetti negativi di alcuni sistemi produttivi, promuovere attività e tecniche compatibili con lidentità culturale dei luoghi. Non si può scambiare la qualità dellambiente con la qualità del paesaggio. Serve un salto culturale, e forse anche legislativo, in linea con il Codice dei Beni culturali, promuovendo su questo tema nuove occasioni economiche e anche formative». Anche a questo dovrebbe servire il Pit, Piano di indirizzo territoriale e appunto il nuovo Piano di sviluppo rurale regionale. «Il Pit ha recepito il Codice, ad esempio si parla di pianificazione paesistica e di qualità del paesaggio. Per ora è una bozza accoglie una serie di intenti e principi, ma che dovrà diventare molto più specifico. Bisognerà poi risolvere il problema delle responsabilità legate al governo del territorio, tuttora aperto, come il caso Monticchiello ha dimostrato. E anche il Piano di Sviluppo Rurale è assai timido, sono necessari più coraggio, un impiego più efficace degli incentivi e forse anche strumenti legislativi nuovi».
"Il paesaggio è strategico per progettare lo sviluppo"
Il convegno "Governo del territorio (Palazzo incontri, ore 9.30 via de Pucci 1)" si è svolto a Palazzo de Pucci in via de Pucci. Il convegno è stato organizzato da Italia Nostra e ha visto la partecipazione di esperti e studiosi. Mauro Agnoletti, docente di analisi del paesaggio, storia ambientale e forestale, ha parlato del governo del territorio e del paesaggio toscano. Agnoletti ha spiegato come la Toscana si avvi a affrontare il nodo tra "governo del territorio e sviluppo rurale". Ha evidenziato la riduzione degli usi del suolo, dal 65 a 18, e la perdita di biodiversità e paesaggio.
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