Il villaggio operaio dell800 è in stato di abbandono Il cotonificio è stato chiuso e il castello va verso la rovina lo studioso fontana È un gioiello unico in Italia che sta andando in pezzi. Ecco perché lancio un appello il presidente Enzler Noi del comitato dei cittadini abbiamo bisogno dellaiuto di Regione e governo -------------------------------------------------------------------------------- Crespi dAdda, lo straordinario villaggio operaio ottocentesco rimasto miracolosamente intatto fino ad oggi, lungo il corso del fiume Adda, in provincia di Bergamo, gioiello dellarcheologia industriale italiana, inserito dallUnesco nel patrimonio mondiale dellumanità, è in pericolo di vita. Il degrado, la chiusura definitiva del suo immenso cotonificio, labbandono del castello, la rovina del suo storico lavatoio, il cambiamento della destinazione duso di edifici importanti come quello del dopolavoro, una serie di piccoli e continui interventi sbagliati (come la costruzione di molti box per le auto), stanno cancellando la memoria di una delle più importanti testimonianze mondiali di città operaia ideale. Al punto che dopo dieci anni dallimportante iscrizione, stravolte le sue caratteristiche fondamentali, lUnesco sta valutando la possibilità di togliere la località dallelenco dei siti riconosciuti come patrimonio mondiale dellumanità. La denuncia viene dallAssociazione culturale Villaggio Crespi e dal Comitato dei cittadini sorto in occasione del decennale della proclamazione dellUnesco, avvenuta nel 1955. Vista la collocazione strategica di Crespi dAdda, alle porte di Milano, vicino allautostrada, a due passi dallaeroporto di Orio al Serio, luscita dallUnesco di Crespi dAdda favorirebbe la realizzazione di un colossale business immobiliare negli immensi spazi dove un tempo cerano la filatura, la tessitura, i magazzini, la tintoria del cotonificio realizzato alla fine dellOttocento dalla famiglia Crespi, imprenditori tessili di Busto Arsizio. «Sono numerose in Italia e in Europa le cosiddette company-town ottocentesche, gli insediamenti abitativi costruiti nelle immediate vicinanze dei luoghi di produzione industriale - spiega Giovanni Luigi Fontana, docente di Storia economica e dellimpresa allUniversità di Padova, presidente dellAssociazione italiana per il patrimonio archeologico industriale - ma indubbiamente nessuna ha il fascino, la magia, la suggestione di Crespi dAdda. Un vero è proprio gioiello, dove nulla altera il quadro originale. Cè la casa del padrone in un castello neo medioevale, le casette degli operai, con i giardini, i servizi sociali, la scuola, perfino il cimitero comune. Allinterno di un paesaggio di grande valore ambientale. Ma il gioiello comincia a perdere pezzi. E ad essere minacciata è lintegrità del contesto generale. Quellintegrità che ha portato lUnesco a riconoscere il sito. E che oggi, venuta meno, potrebbe portarla a togliere il riconoscimento». La fabbrica già non è più visitabile da quando ha chiuso definitivamente, un paio di anni fa. E da lì sono già state tolte le macchine storiche, la parte tecnologica. Molti interventi di recupero potrebbero essere fatti con successo. Le dimensioni dello stabilimento sono tali da suggerire diverse possibili destinazioni. La costruzione di loft per abitazioni, uffici, spazi culturali. «Ma il vero problema, paradossalmente, non è tanto cosa fare - avverte Fontana - ma come farlo. Auspico interventi colti, consapevoli, fatti da progettisti che conoscano il valore del patrimonio industriale». Nella prossima primavera ci saranno le elezioni amministrative nel comune di Capriate, di cui la frazione di Crespi dAdda fa parte, oggi governato da una giunta leghista. Il tema è destinato naturalmente a scaldare la campagna elettorale locale. Ma le associazioni chiedono che non sia solo il piccolo Comune a doversi occupare di un sito così importante. «Chiediamo il coinvolgimento della provincia di Bergamo, della regione Lombardia e del ministero per i Beni culturali - si appassiona Alberto Enzler, presidente del comitato. - Perché non dedicare gli spazi della fabbrica alluniversità, agli studenti, alle attività culturali»?
Crespi dAdda rischia di perdere la tutela dellUnesco
Il villaggio operaio Crespi dAdda, in provincia di Bergamo, è in stato di abbandono. Il cotonificio è stato chiuso e il castello sta andando in rovina. Lo studioso Giovanni Luigi Fontana, presidente dellAssociazione italiana per il patrimonio archeologico industriale, denuncia il degrado e la chiusura definitiva del cotonificio, la rovina del castello e la perdita della memoria di una delle più importanti testimonianze mondiali di città operaia ideale. LUnesco sta valutando la possibilità di togliere la località dallelenco dei siti riconosciuti come patrimonio mondiale dellumanità. Fontana auspica interventi colti e consapevoli per il recupero del patrimonio industriale.
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