Perché quel che difetta è una «politica culturale» istituzionale, che faccia intendere ai cittadini quanto sia indispensabile alla salute psico-fisica una folta presenza di giardini urbani e periurbani e quanto la loro qualità progettuale pesi nella formazione di una civitas attenta e responsabile. Il vezzo di comprendere nella categoria «verde» ogni genere di impianto esistente o da realizzare - dal parco urbano alla aiuola allo spartitraffico al verde attrezzato al parco giochi bambini alle piantumazione arboree e arbustive, fino alla «piantumazione di arbusti di Buganvillea a copertura di piloni di c. a.» in viale Regione siciliana, come si legge nell' elenco dei lavori di potenziamento del verde cittadino ripartito per circoscrizione - è tornato sempre buono per far schizzare in alto gli standard urbanistici a cui attenersi per legge, così da far rientrare nelle norme piani deficitari come il nostro. Ma quando si tratti di dar vita non a un generico «verde», ma a veri giardini e parchi urbani, la quantità non è metro con il quale si possa misurare quella tipologia davvero rappresentativa di una città ad «alta densità di verde». Da Berlino a Barcellona, dove sono stati realizzati "giardini di quartiere" di stupefacente modernità, gli esempi non mancano. I parchi urbani, specie nei grandi agglomerati ad alto tasso di motorizzazione, sono polmoni di ossigeno essenziali all' equilibrio climatico e atmosferico, ma hanno pure un' alta valenza paesaggistica e le loro dimensioni e caratteristiche li dispongono ad attività e godimenti per la collettività. En attendant il più volte annunciato piano di utilizzo del Parco della Favorita, che resiste alle richieste di chiusura al traffico automobilistico almeno la domenica, non vi è dubbio che la sua estensione faccia numero senza peraltro possedere i requisiti paesaggistici, e men che meno di sicurezza, per chi voglia passeggiarvi pedalarvi fare jogging o far volare un aquilone. Mentre è in fase di realizzazione il Parco d' Orléans ai margini della Cittadella universitaria, non vi sono tracce del Parco agricolo di Ciaculli, a suo tempo studiato con intenti pedagogici mentre salvava una specificità della Conca d' oro come il mandarineto, né del Parco dell' Oreto con cui si doveva avviare la bonifica del fiume e delle sue sponde devastate, per offrire alla città l' incanto di un parco fluviale confinante con l' Orto botanico ampliato. E le sottrazioni di giardini di progetto o già esistenti, non vanno computate nel diagramma della crescente densità di verde urbano? Perché, mentre da un lato vanta incrementi di metri quadri di aree ancora da piantumare, l' amministrazione dissimula le rapine del verde esistente, anche storico, che non conoscono tregua: gli agrumeti aggrediti da una famelica speculazione in cui sguazza la mafia, la villa Malfitano rosicchiata da parcheggi fatti di sotterfugio, quel che resta del Parco di Villa Sperlinga, per la cui salvezza si sono mossi tremila firmatari di petizione, reso edificabile da un distratto piano regolatore. Senza contare le aree di Piano destinate «a verde», corrose da capannoni o edifici abusivi che ne limitano l' utilizzazione. E infine i giardini pubblici, di cui nel 1777 la fiera Palermo realizzò il primo esemplare italiano, la Villa del Popolo che Nicolò Palma pervase di esprit de géometrie, poi Giulia in onore della "viceregina" Giulia Avalos Colonna, e quelli ottocenteschi per i quali la città ingaggiò i migliori architetti del suo ricco vivaio, il Giardino all' Inglese e il Giardino Garibaldi i più rappresentativi dell' arte di G. B. Filippo Basile. Dopo di questi, l' arte dei giardini ha patito un calo, nonostante la scuola di specializzazione a suo tempo retta da Gianni Pirrone ne abbia diplomati anche di molto bravi, con una tendenza a privilegiare la «costruzione» piuttosto che la vegetazione, a impermeabilizzare il suolo piuttosto che farlo traspirare, a esibire esotismi piuttosto che endemismi senza peraltro mirare a quei presupposti che hanno reso veramente moderna l' arte dei giardini praticata, tanto per citare due maestri riconosciuti, da Russel Page o Burle Marx. Il giardino, anche quello aperto al pubblico palermitano che mostra di averne pochissimo riguardo, deve possedere qualità di progetto e di impianto vegetativo, ed essere perfettamente mantenuto e curato, per «stupire» residenti e viaggiatori con la dimensione quantitativa.
PALERMO - La qualità perduta del verde pubblico
Il testo discute la mancanza di una politica culturale istituzionale che valorizzi la presenza di giardini urbani e periurbani. Il vezzo di comprendere la categoria verde come solo impianti esistenti o da realizzare è stato utilizzato per far schizzare gli standard urbanistici, ma non è sufficiente per creare veri giardini e parchi urbani. I parchi urbani sono essenziali per l'equilibrio climatico e atmosferico, ma hanno anche una valenza paesaggistica e attività per la collettività. Il testo lamenta la mancanza di un piano per l'estensione del Parco della Favorita e la chiusura al traffico automobilistico, nonché la sottrazione di giardini esistenti e storici.
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