La Regione sta per approvare un rischioso 'project financing' il caso In Italia, com' è noto, i siti con un equilibrio unico tra paesaggio naturale e intervento antropico vengono continuamente manomessi, da un lato con sporadiche e continue operazioni abusive. Dall' altro con più grossi, sistematici, preordinati e progettati interventi autorizzati, se non ideati, dalla mano pubblica, con l' assenso di chi dovrebbe vigilare e invece nicchia. Il riferimento potrebbe essere alle Sovrintendenze, ma non solo. La Campania, la sua classe dirigente, le sue schiere di funzionari spesso spocchiosi e in preda a quella che Roberto Pane definiva "estasi burocratica", anche in questo diventa un modello negativo. Ciò può valere nel caso della raccolta e smaltimento dei rifiuti (fatte salve le responsabilità dei criminali organizzati), nel mantenimento pernicioso del carrozzone sanità e anche, in ultima analisi, nel governo del territorio, un limbo normativo nel quale sgomitano personaggi di vario conio: abusivisti, palazzinari in cerca di licenza, tecnici questuanti, semplici delinquenti che, dalla banalità tecnica del tirar su una casa o del costruire una piscina privata in un' area a parco naturalistico, diventano detentori di un sapere imprenditoriale furbo che trasforma lo scempio in danaro. Di fronte a questo percorso, è palese l' incertezza e l' insufficienza con la quale si muovono gli apparati preposti al governo del territorio. Territorio che è, con ogni evidenza, una delle poche ricchezze della Campania, a meno che non ci sia qualcuno che speri in un quasi mitologico ritorno dell' industria pesante o in un ancor più improbabile avvio dell' agricoltura intensiva. Da queste colonne mi è capitato più volte di dover rilevare i tentativi, spesso riusciti, sostenuti da norme e leggi regionali, di mettere le mani su quello che rimane della Penisola Sorrentina. In questi giorni, però, pare che si stiano compiendo alcuni atti finali di una commediola che negli ultimi 5 anni ne ha sgretolato il sistema delle tutele o il semplice buon senso, tanto da trasformare la trama quasi in tragedia per grosse fette di questo lacerto di territorio che altrove ci invidiano. Alla Regione, infatti, è in fase di approvazione un project financing che interessa la Marina di Equa, a Vico Equense, e che potrebbe rappresentare un vero e proprio sacco della costa, attuato con la clava dei finanziamenti europei che, secondo i burocrati della Regione, «non si possono perdere» (!), facendo così prevalere il flusso finanziario su tutto, buon senso compreso. Chiunque si prenda la briga di guardare il progetto presentato da alcuni imprenditori privati per la Marina di Equa, si accorgerà che la metodologia del project financing (che prevede la concessione ai privati per alcuni anni delle opere a farsi, in cambio di vantaggi pubblici e della restituzione del bene alla fine della concessione stessa) è completamente travisata e utilizzata al solo scopo di accaparrarsi finanziamenti pubblici spendendo poco e per proporre un progetto il cui scopo precipuo e spandere la proprietà privata su tutta la spiaggia e, per di più, di una disarmante scadente qualità architettonico-paesaggistica. Per la Marina di Equa, l' opportuna e buona idea di riorganizzare e rifunzionalizzare l' attuale porticciolo turistico, è diventato il grimaldello per occupare definitivamente la rimanente spiaggia libera, a danno, ovviamente, della comunità e, soprattutto, per far arricchire i soliti pochi. Alcune delle opere proposte, come l' innalzamento del muro di protezione del molo lungo di soprafflutto a quasi 6 metri che oscurerà la visuale e i coni ottici caratteristici del luogo, dovrebbero mettere sull' attenti la Sovrintendenza che, invece, alla Conferenza di servizi apporrà i suoi soliti piccoli veti su questioncine marginali e lascerà che la cosa vada avanti. E così tutti gli altri che si sederanno a quel tavolo, istituito al solo scopo di derogare, come al solito, tutti i vincoli urbanistici, paesaggistici, idrogeologici, finanziari e financo politici, affinché il progetto si faccia a tutti i costi (economici e paesaggistici). In queste corse al tanto peggio, le amministrazioni locali emergono per la loro colpevole ignavia (nel caso migliore) o per il pagare uno scellerato prezzo politico o amicale (nel caso peggiore) a pseudo-imprenditori che delle caratteristiche dell' imprendere non hanno quasi nulla, perché, come spesso avviene da queste parti, il rischio di impresa è ridotto a poco, o azzerato completamente quando, proprio come nel caso della Marina di Equa, ci sono pure i finanziamenti pubblici da spartirsi. è tanto chiedere di fermarsi a riflettere? In mano a chi è stata messa la trasformazione di uno dei più bei borghi marittimi dell' Italia meridionale? Chi è che vigila sulla qualità architettonico-ambientale e sulla sostenibilità di questo e di altri progetti? Chi sull' interesse pubblico? Ci piacerebbe avere delle risposte.
CAMPANIA: Le mani della speculazione sul porto di Marina di Equa
La Regione della Campania sta per approvare un progetto di finanziamento per la Marina di Equa, a Vico Equense, che potrebbe rappresentare un grande sacco della costa. Il progetto, presentato da imprenditori privati, prevede la concessione delle opere a loro per alcuni anni in cambio di vantaggi pubblici e restituzione del bene alla fine della concessione. Tuttavia, la metodologia del project financing è stata travisata per accaparrarsi finanziamenti pubblici spendendo poco e proporre un progetto di scarsa qualità architettonico-paesaggistica. Le opere proposte includono l'innalzamento del muro di protezione del molo a quasi 6 metri, che oscurerà la visuale e i coni ottici caratteristici del luogo.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo