Uno scavo su viale della Pace fa riemergere i resti, ben conservati, di una torre muraria del IV-III secolo a.C. Il manufatto faceva parte delle mura greche che delimitavano Hipponion CHI, nei giorni scorsi, si è trovato a passare per viale della Pace avrà certamente notato, all'altezza del curvone lato Belvedere, alcuni operai all'opera e, guardando con occhio distratto, avrà pensato a normali lavori edilizi. Niente di più errato: quegli operai erano intenti a portare alla luce quella che i tecnici della Sovrintendenza, che quei lavori hanno coordinato, non esitano a definire «la più importante scoperta archeologica a Vibo Valentia da circa un secolo a questa parte, da quando cioè il grande Paolo Orsi, rinvenendo le massicce mura greche, ha portato alla luce un pezzo della storia antica della città». Ad illustrare le caratteristiche e la funzione del manufatto, un'antica torre muraria di avvistamento e difesa del periodo magno-greco, è Anna Rotella, catanzarese di nascita ma vibonese di adozione, un'archeologa di vaglia che da circa 20 anni lavora nel Vibonese per la Sovrintendenza. Negli occhi della donna, che pure non è nuova ad altre importanti scoperte, si legge la febbrile soddisfazione per quello che sta davanti a lei. La scoperta, che non sembri esagerato definire sensazionale, è avvenuta, come spesso accade in questo campo, in maniera fortuita. In pratica gli operai dell'impresa Romano stavano eseguendo per conto del Comune alcuni lavori di recinzione del Belvedere, il costone di affaccio al mare del sovrastante Parco delle Rimembranze. «Si tratta - racconta la professionista di una torre circolare in pietra, certamente di età greca, risalente probabilmente al IV-III secolo avanti Cristo, e appartenente ad una delle cinque fasi costruttive della cinta muraria di Hipponion. Questa grande torre, dalla quale si poteva controllare l'intero golfo di Lamezia, aveva funzioni di avvistamento, in funzione del porto d'Hipponion che si trovava tra Portosalvo e Vibo Marina, e di difesa per la città». Direttrice dei lavori di scavo, con la consueta passione e competenza, è stata Maria Teresa Iannelli, archeologa di riconosciuto valore, direttrice del locale museo. Quando la ruspa della ditta che stava realizzando la recinzione ha iniziato ad evidenziare i primi i grossi blocchi di pietra arenaria della base della torre, la Iannelli e la Rotella si sono rese subito conto che stava emergendo qualcosa di importante. «Abbiamo subito disposto l'immediata sospensione dei lavori prosegue la Rotella - cosa che l'amministrazione comunale, con apprezzabile sensibilità e disponibilità, ha accordato per 10 giorni. Una sensibilità mostrata anche dalla ditta che ha messo a disposizione due suoi volenterosi operai». I lavori di recinzione, dunque, si sono fermati e subito si è iniziato a scavare, con l'aiuto anche di una volontaria, Maria Teresa Condello, giovane architetto che abita nei pressi, con la passione dichiarata per l'archeologia. Pian piano, armati di cazzuola e pennellini, gli interessati hanno fatto venire alla luce i grandi blocchi di arenaria, che i greci potevano ricavare in quantità dalle cave della zona. Gli studiosi, ammette l'archeologa, non sapevano assolutamente dell'esistenza della torre: «Immaginavamo che il percorso delle mura era, grosso modo, quello dell'odierno viale della Pace ma non pensavamo certo che vi fosse un'opera come questa». Facilmente intuibile, quindi, l'eccitazione provata dalla Rotella davanti a quei grossi blocchi di pietra che gradualmente venivano alla luce, dopo secoli e secoli di buio, un'eccitazione tipica dell'archeologo che si rende conto di aver scoperto qualcosa d'imprevisto. L'antica cinta muraria nella quale la torre era inserita, spiega ancora la studiosa, delimitava la città: il percorso, partendo dalle mura greche, presentava una porta all'altezza dell'attuale incrocio davanti alla scuola di polizia, scendeva per l'attuale viale della Pace e arrivava fin verso l'hotel 501; da lì risaliva verso l'ex stazione delle Fcl, la Villa dei Gerani, fino all'Affaccio per poi piegare verso la galleria e giungere fin dietro il Castello e il cimitero. Il manufatto riportato alla luce doveva essere di notevoli dimensioni, lo scavo infatti ha portato alla luce ben otto livelli circolari di pietre, e si è arrivati appena a metà costone. Il che dà il senso della monumentalità dell'intera cinta muraria. Non è escluso, trovandosi in prossimità del tempio di Proserpina, che all'interno vi siano oggetti votivi e suppellettili varie. Un altro pezzo importante dell'antica storia di questa nobile città è dunque venuto alla luce al Belvedere. La torre potrebbe costituire un continuum col parco archeologico in fase di realizzazione nell'attigua area di Sa Aloe. Peccato però che, trascorsi ormai i dieci giorni accordati dal Comune, e non essendo disponibile un finanziamento ad hoc, l'indagine archeologica si dovrà giocoforza bloccare. I tecnici della Sovrintendenza provvederanno, pertanto, a ricoprire il tutto con appositi teloni sui quali verrà rimessa la terra. E così quel che resta della grande torre verrà purtroppo sottratto alla vista e alla fruizione della città e degli appassionati. A meno che A meno che gli enti locali, Comune e Provincia con il sindaco Sammarco e il presidente Bruni, non si facciano carico, mediante appositi progetti, della meritoria opera di valorizzazione della storia dei questa città, con finalità certamente culturali ma, anche, di valorizzazione turistica, considerato che il turismo culturale, se adeguatamente "promozionato", costituisce un filone non indifferente del settore, capace di attirare consistenti flussi di visitatori. E allora, a nome dei vibonesi che amano la loro città e la sua storia (tutti, ne siamo certi) non rimane che rivolgere un appello ai partiti e ai politici locali, parlamentari e consiglieri regionali, affinché fin da subito si attivino col governo e con la Regione per ottenere un adeguato finanziamento. Se, come essi stessi dicono, anche i vari Iovene, Borrello, Giamborino, Stillitani (ma anche gli ex Murmura, Bevilacqua, Ranieli, Basile, Mangialavori ed altri che magari ora sfuggono), amano la città, questo è un modo per dimostrarlo. Concretamente
Hipponion. Sensazionale scoperta archeologica
Gli scavi su viale della Pace a Vibo Valentia hanno riemerso i resti di una torre muraria greca del IV-III secolo a.C. La torre, che faceva parte delle mura greche che delimitavano la città di Hipponion, aveva funzioni di avvistamento e difesa. L'archeologa Anna Rotella e la direttrice dei lavori Maria Teresa Iannelli hanno guidato gli scavi, che sono stati sospesi per 10 giorni. La torre è stata scoperta fortuitamente durante i lavori di recinzione del Belvedere. La scoperta è stata considerata importante e la torre potrebbe costituire un continuum con il parco archeologico in fase di realizzazione.
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