Non usa mezzi termini il coordinatore nazionale dell'Ugl Beni culturali Renato Petra, nell'attaccare il soprintendente che è ritornato sui propri passi. «Lui aveva annunciato le dimissioni, lui le aveva presentate e lui le ha ritirate. Più coerenza di così», commenta. Guzzo, dunque, è nuovamente il numero uno della soprintendenza e del consiglio di amministrazione. «Per quanto ci riguarda con o senza il soprintendente i problemi di Pompei sono sotto gli occhi di tutti». Cosa intende dire? «Mi riferisco ai venti milioni di euro, destinati alla progettazione dell'area archeologica, sottratti dal ministero perché il consiglio di amministrazione, presieduto appunto da Guzzo, è stato incapace di deliberarne la spesa. Il ministro deve adoperarsi per allargare il Cda per evitare che, anche in futuro, una persona sola blocchi tutto». Cosa pensa dei contrasti, o presunti tali, tra il soprintendente e il manager? «Le tensioni tra le due figure si avvertivano anche quando il city manager non si chiamava Luigi Crimaco. All'epoca Giuseppe Gherpelli non capiva la realtà di Pompei perché veniva da Bologna; Giovanni Lombardi peggio ancora perché era un militare; Crimaco, invece, essendo "solo" un direttore di un museo era inadatto a Pompei. Se un soprintendente è in disaccordo con tre direttori amministrativi, mi sembra palese chi è il responsabile. Ora per Guzzo non ci sono più alibi». su.ma.
Pompei. Guzzo resta? Buon per lui! Dobbiamo solo capire con quali intenzioni.
Il coordinatore nazionale dell'Ugl Beni culturali Renato Petra ha attaccato il soprintendente di Pompei, che aveva annunciato le sue dimissioni, le aveva presentate e le ha poi ritirate. Il soprintendente è nuovamente al comando della soprintendenza e del consiglio di amministrazione. I problemi di Pompei sono ancora aperti, in particolare riguardo ai 20 milioni di euro destinati alla progettazione dell'area archeologica, che sono stati sottratti dal ministero a causa della mancanza di una deliberazione del consiglio di amministrazione. Il ministro deve adoperarsi per allargare il consiglio di amministrazione per evitare che una persona sola blocchi le decisioni.
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