Michelangelo Pistoletto, con le sue opere specchianti e non solo, dagli anni '60 rappresenta uno dei segni più forti dell'arte contemporanea europea. Premiato quest'anno dalla Biennale di Venezia, da tempo affronta i temi di un confronto culturale e sociale, anche con chi è venuto in Italia attraverso la Città dell'arte di Biella, «officina» d'arte istituita nel borgo piemontese dalla Fondazione Pistoletto. Sull'argomento infatti l'artista è particolarmente sensibile. A suo giudizio dovremmo illustrare l'arte italiana alle comunità di immigrati? Per prima cosa credo che noi dovremmo conoscere meglio quello che fanno fuori di qui. E dovremmo eliminare quell'attitudine colonialista che considera l'arte occidentale più importante delle altre. Oltre tutto nel '900 abbiamo derubato l'arte africana dicendo che loro erano barbari per poi rifarla dal Picasso di turno. Questo intendo per colonialismo artistico, che poi ha accompagnato il colonialismo politico. Con la premessa che le culture sono sullo stesso piano, ritiene possibile o opportuno instaurare un dialogo, e di che tipo di dialogo, attraverso l'arte? Ritengo importante un confronto, purché non si parli solo di arte italiana o europea. E poi teniamo conto che nelle scuole dovremmo portare l'arte come elemento di conoscenza per tutti, certo non meno per quelli che vengono e si fermano in Italia. Penso che il dialogo avvenga sviluppando la capacità di confronto: ad esempio non insegnerei la religione cattolica ma un raffronto tra religioni. Farei lo stesso per l'arte: spiegare che esistono molti punti di vista, che ci sono culture che hanno un concetto dell'arte non figurativo per cui l'hanno sviluppata attraverso la decorazione, la scrittura, non l'immagine. Penso all'arte islamica, anche alla cultura ebraica. Troverei molto stimolante avviare paragoni tra posizioni creative, culturali) spirituali e politiche dei vari luoghi. Avrebbe qualche idea? Bisognerebbe insegnare agli insegnanti come insegnare questo confronto: il confronto è fondamentale come lo è per le religioni, i fenomeni rituali, i simboli... L'arte porta sempre dietro di sé un fenomeno simbolico. È questo il punto di vista su cui lavoriamo e di cui discutiamo qui, alla Città dell'arte.