L'ultima del Campidoglio. Il Comune vuole "incentivare" l'architettura contemporanea come meta turistica Nicoletta Orlandiposti Ecco l'idea: promuovere viaggi natalizi nella Capitale alla scoperta dell'architettura contemporanea della Città Eterna. Niente da eccepire, se non fosse che la lista dei luoghi da visitare non è niente altro che un elenco di architetture realizzate e di cantieri aperti negli ultimi sei-sette anni. Ovvero in piena era Rutelli prima e Veltroni dopo. Opere che i bravi sindaci della Capitale hanno affidato, dietro l'esborso di un bel po' di denaro pubblico e con risultati più o meno riusciti, ai più importanti architetti del mondo quali Massimiliano Fuksas, Renzo Piano, Richard Meier, Zara Hadid, Odile Decq, Rem Koolhaas, Santiago Calatrava. Insomma il sindaco Veltroni si è montato la testa. La sua ultima pensata, annunciata in pompa magna ieri da Maria Pia Garavaglia nel corso del convegno "Da Roma antica a Roma del futuro", è stata ovviamente giustificata per incrementare il turismo a Roma. Ma quello che né il sindaco, né il vice sindaco hanno detto, e non diranno mai, è che è l'ennesima trovata per magnificare l'immagine di super Walter in Italia e all'estero. Anche in vista del suo prossimo futuro. La signora Garavaglia, grande esperta di turismo e di opere d'arte, così come Veltroni, dovrebbero però sapere che l'architettura contemporanea non è solo quella delle grandi firme e dei sindaci che tagliano i nastri davanti a flotte di telecamere e macchine fotografiche. Senza andare troppo indietro nel tempo e parlare degli splendidi esempi dell'architettura razionalista, a Roma ci sono un centinaio di opere che andrebbero valorizzate e inserite nel grand tour del contemporaneo inventato da Veltroni. Opere che non hanno nulla a che invidiare all'Ara Pacis, o alla chiesa di Tor Tre Teste di Meier o all'Auditorium di Renzo Piano e che sono riconosciute dagli studiosi di mezzo mondo come monumenti. E i monumenti, si sa, se valorizzati a dovere, possono migliorare in modo significativo la qualità urbana dei contesti di appartenenza. Spesso purtroppo degradati. Di esempi ce ne sono tanti. A partire dal quartiere Ina al Tiburtino progettato da Mario Ridolfi e Ludovico Quaroni nel 1950 e completato nel 1954 fino al Villaggio olimpico firmato da Libera, Moretti, Monaco, Carierò, Luccichenti nel 1958 e realizzato nel 1960. Ma c'è anche la moschea di Paolo Portoghesi, Vittorio Gigliotti e Mousawi progettata nel 75 e ultimata nel 1993. E poi i palazzi di via Selinunte 59 realizzati in cemento armato da Aldalberto Libera nel 1954; e la chiesa di San Valentino progettata da Francesco Berarducci nel 1986 all'interno del Villaggio olimpico. Forse per il grande pubblico gli autori di queste opere d'arte non sono "archistar". Ma hanno contribuito, in maniera determinante a costruire la Roma del futuro. Quella della quale Veltroni e Garavaglia si vantano.