Roma bollente Rutelli riesce a placare il suo consigliere e già si apre un altro fronte: la rivolta dei bibliotecari Il ministro promette che le nomine contestate saranno pro tempore, ma in realtà diventeranno definitive Lo scontro è soltanto rimandato. La prossima settimana un incontro chiarificatore con Pietro Guzzo Sono giornate molto calde invia del Collegio romano. Dove il ministro Francesco Rutelli è alle prese con la riorganizzazione delle strutture centrali e periferiche dei Beni culturali. Lo scacchiere di comando del settore, in pratica. Un lavoro complesso, che sta incontrando resistenze e sollevando polemiche non solo nel sindacato ma anche nei vertici e tra i più autorevoli quadri scientifici e amministrativi del ministero. Esemplare il caso delle dimissioni, poi rientrate, del soprintendente dell'area di Pompei Pietro Guzzo, presentate al ministro assieme a una lettera molto critica sulla gestione amministrativa del sito archeologico e seguite dalla solidarietà di centinaia di esponenti della comunità culturale italiana. Alle dimissioni di Guzzo, un colpo già durissimo per Rutelli. martedì pomeriggio stavano seguendo anche quelle del presidente del consiglio superiore dei Beni culturali Salvatore Settis, ritenuto l'eminenza grigia di via del Collegio romano. Intervistato ieri dal Corriere della Sera sulla contesa col Getty Museum, Settis ha colto l'occasione per comunicare che «le sue dimissioni non sono all'ordine del giorno». In realtà il direttore della Normale di Pisa, esasperato dal metodo delle nomine fatte da Rutelli nelle varie soprintendenze italiane e colpito dal caso Guzzo, le sue dimissioni le stava rassegnando. Tanto che martedì scorso, alle 18,45 Settis, appena conclusa una riunione tecnica con i suoi collaboratori, è entrato furioso nello studio di Rutelli intenzionato a far rientrare le dimissioni di Guzzo e ad avere spiegazioni sulle nomine. Il professore ha ottenuto soddisfazione sul caso Guzzo, convincendo il ministro sull'opportunità di stabilire un incontro con il soprintendente di Pompei dove proporre un piano di rilancio per l'area archeologica. Sono le 20,45 quando le agenzie cominciano a battere la notizia del rientro delle dimissioni di Guzzo. Ma il professor Settis, per ritirare le sue di dimissioni, vuole garanzie anche sulle nomine contestate. Il ministro gliele fornisce. Dice a Settis che quelle nomine sono provvisorie, gli serve solo il tempo per riorganizzare la macchina ministeriale, ma poi si potrà ridiscutere tutto. Il professore si convince. Le sue dimissioni non sono più all'ordine del giorno. Caso chiuso a questo punto, verrebbe da dire. Se non fosse che i provvedimenti con cui saranno regolati nella loro durata i contratti dei neo-nominati dal rimpasto Rutelliano prevedono rapporti che vanno da un minimo di tre a un massimo di cinque anni. Che significa inserire in ruolo nell'amministrazione le nuove nomine, renderle insomma definitive. Un cavillo che forse è sfuggito al professore Settis. E se un problema rientra - per ora - un altro esplode al ministero dei Beni culturali. Dove alla fine è scoppiata anche la rivolta dei dirigenti bibliotecari. Esasperati da sostituzioni, destituzioni e avvicendamenti previsti dal generale rimpasto che nel settore vuole mettere in moto il direttore generale dei Beni librari Luciano Scala. E così alcuni dirigenti bibliotecari - tra cui il direttore della biblioteca nazionale di Roma Osvaldo Avallone e il direttore della biblioteca di archeologia e storia dell'arte Stefania Murianni - hanno scritto una lettera Rutelli dove si fa capire molto chiaramente al ministro che l'iniziativa di Luciano Scala non sarà subita passivamente. Lo si diceva: sono giornate molto calde in via del Collegio romano. Le dimissioni di Settis Il professore Salvatore Settis è uno dei massimi esperti d'arte italiani. E su questo non ci piove. Dirige la Normale di Pisa, culla di cervelli e di navigati cultori dell'estetica (e della tecnica) del potere. Seconda certezza. È stato chiamato, intelligentemente, da Francesco Rutelli a presiedere il Consiglio superiore dei Beni culturali. Un posto dove, come ha raccontato L'Indipendente, è a disagio per una valanga di nomine volute dal ministro. Quindi, Settis fa bene a ricordare che «le sue dimissioni non sono all'ordine del giorno». Intendendo, con l'implicito pudore dello studioso e con la retorica dell'uomo di establishment, che qualsiasi decisione è stata rinviata per i motivi che oggi riferiamo. Quindi: dimissioni minacciate e congelate. Almeno per il momento.