Ieri la plateale protesta di uno degli eredi. Il decreto fiscale passa il teatro al Comune e "scippa" anche i locali commerciali Il ministro Rutelli aveva rifiutato di incontrare la famiglia Messeni-Nemagna, che reagisce creando un comitato anti-esproprio Bari. Ha riaperto una porta secondaria che era chiusa da tempo. Per rientrare a "casa" sua e... occuparla. È la forma di protesta scelta da Francesco Garibaldi, figlio di Vittoria Messeni-Nemagna, una delle eredi del teatro Petruzzelli, incendiato la notte tra il 26 e il 27 ottobre 1991. Il governo Prodi ha di recente espropriato il Politeama, con un comma della Finanziaria. Roba da azzeccagarbugli di quart'ordine. Garibaldi non ci sta e ha occupato il teatro, realizzato dalla famiglia Messeni-Nemagna nel 1903, su suolo pubblico, con proprie risorse finanziarie: un esempio di generosità e mecenatismo dei privati volta a donare al capoluogo pugliese un contenitore per arte, musica e cultura che negli anni raggiunse una consolidata fama internazionale. «Le istituzioni non hanno rispettato il protocollo d'intesa siglato nel 2002 - dice - in base a quell'accordo i lavori sarebbero dovuti terminare entro il 21 novembre. Gli enti firmatari sono inadempienti, ma a rimetterci siamo noi con la decisione di espropriare il teatro». Il 21 novembre del 2002 dopo una intricata trattativa, durata 11 anni, con la mediazione del Ministero per i Beni culturali, la famiglia Messeni-Nemagna firmò con il Comune, la Provincia di Bari e la Regione Puglia un protocollo d'intesa che stabiliva la fine di ogni contenzioso e l'affidamento ad una fondazione costituita dai tre enti pubblici della ricostruzione e gestione del Teatro. Nell'intesa si stabiliva che il Teatro sarebbe stato ricostruito entro quattro anni da quell'accordo (termine scaduto nel novembre scorso), che la fondazione avrebbe gestito per 40 anni il teatro riconoscendo alla famiglia un indennizzo di 500mila euro all'anno (e che successivamente il teatro sarebbe stato restituito ai Messeni-Nemagna). Al momento sono stati restaurate in fase successive alcune parti dell'immobile: sono stati ricostruiti il tetto e la cupola e restaurato il foyer, mentre platea e palcoscenico restano un cratere vuoto. Garibaldi, insieme con il fratello Ciro, è sostenuto dal "comitato popolare antiespropio" promosso da Marco Francesco De Marco, Amanda Incardina, Saverio Macchia ed Erman De Gìosa. Ha spiegato le ragioni dell'iniziativa nello studio che fu di suo bisnonno Angelo, progettista e costruttore del teatro. Dietro una parete c'è il "ridotto", sopra la sede del Circolo Unione. Dalle finestre al primo piano si ha una prospettiva inedita della città. Bari vista dal Petruzzelli fa un certo effetto, e soprattutto genera pericolose nostalgie per uno splendore culturale cancellato da un infame incendio. «Tutti i rami della famiglia - dice - sono d'accordo con me. Anche a nome loro ho scritto a Prodi chiedendo che il governo torni sui suoi passi». Nella missiva si legge, tra l'altro, che «la locale soprintendenza ha bandito per ben due volte (30 novembre 2002 e 7 agosto 2006) lavori parziali che non assicurano il completamento del teatro». Contestata anche la legge 310 del 2003 con la quale fu istituita la "Fondazione Lirico Sinfonica Petruzzelli e teatri di Bari". «Avrebbe dovuto - aggiunge Garibaldi - gestire le attività artistiche di interesse pubblico del Petruzzelli solo dal giorno della consegna del teatro funzionante, non prima». Garibaldi non esclude uno sciopero della fame e, intanto, nel teatro "occupato" lavora al suo blog www. francescogaribaldi. it «È assurdo che ci chiedano qual è l'indennità che riteniamo sufficiente come ristoro per l'esproprio - osserva Ciro - indicando cifre circolate in questi giorni. Vanno bene 40 milioni di euro? La risposta è no! Anche se fossero 100 milioni di euro. La questione è che si tratta di un provvedimento illegittimo. Ricorreremo anche alla Corte europea dei diritti dell'uomo». Intanto, tre emendamenti sono stati presentati in Senato da vari partiti per abrogare quella norma contenuta nel decreto legge collegato alla finanziaria e convertito in legge. Nei giorni scorsi il prefetto di Bari Carlo Schiraldì ha però avviato le procedure per la fase esecutiva dell'esproprio. Poi c'è un antefatto che rende la cifra dell'arroganza del governo di centrosinistra. Quando il ministro per i Beni Culturali Francesco Rutelli era venuto a Bari un mese fa aveva comunicato con la famiglia Messeni-Nemagna solo attraverso il telefono, rifiutando sprezzante un incontro di persona. Forse anche per questo Francesco Garibaldi ha deciso di affiggere insieme ai militanti del "comitato antiesprorio" sulla facciata del teatro striscioni polemici con testi ad effetto: "Bullismo di Stato" e "Esproprio uguale rapina", per stigmatizzare un provvedimento del governo di stampo sovietico. Intanto, a sedici anni dal rogo, il timore è che la data prevista per la riapertura (2010) anche a causa del sicuro contenzioso famiglia-governo (e Comune) possa slittare. Ancora.