Vogliamo informare i cittadini e le istituzioni sulla situazione di abbandono e di degrado in cui versa la biblioteca nazionale Braidense. Già da anni il ministero per i Beni e le Attività culturali ha ridotto drasticamente i finanziamenti alla struttura penalizzando funzioni essenziali come il restauro dei volumi o la legatura di periodici e giornali, materiale a grave rischio di degrado. La mancanza di fondi rende difficoltosa anche l'applicazione della legge 626 sulla salute e la sicurezza dei luoghi di lavoro. Burocrazia e carenza di fondi creano difficoltà insormontabili persino per procurarsi il materiale di cancelleria o per richiedere la manutenzione degli strumenti di lavoro. Il ministero non ha provveduto alle carenze di organico, come invece ha più volte promesso, nemmeno con l'utilizzo temporaneo del servizio civile. La legge recente sul deposito legale (obbligo di consegna da parte degli editori di tutto quel che viene pubblicato in provincia di Milano) aggrava questa situazione, senza che nessuna soluzione si affacci all'orizzonte per gli spazi e il personale necessari. Anzi, con blocco delle assunzioni e pensionamenti, il personale continua a diminuire. La Braidense fin dal 1788 svolge funzioni di raccolta della produzione libraria milanese e nel corso degli anni ha costituito l'archivio più completo e più importante dell'editoria milanese e lombarda, la più importante d'Italia. Bisogna reperire spazi, risorse e personale affinchè questo patrimonio non venga disperso o dirottato in altre biblioteche. Marina Zetti Gentile signora Zetti, è giusto rompere il silenzio intorno alla situazione della Braidense e aprire gli occhi a una certa Milano che assiste distratta al crepuscolo di un immenso tesoro. Questa volta non si tratta di poche migliaia di euro, del finanziamento negato per la tutela dei libri, della loro cataloga-zione o della semplice spolveratura; questa volta nell'appello dei bibliotecari c'è molto dì più, c'è il timore di un disimpegno che metta in pericolo le attività di restauro, la conservazione delle raccolte su carta della stampa quotidiana e periadica, il mantenimento dell'enorme quantità di volumi che dovranno costituire l'archivio regionale cartaceo. Se qualcuno si trova a passare per via Brera 28 provi ad attraversare quel cortile che piaceva tanto a Stendhal e salga lo scalone che porta alla sala Maria Teresa, la benemerita fondatrice, per sentire il fascino, la suggestione, la forza di un santuario della lettura e della ricerca dove aleggia per davvero lo spirito del gran lombardo, Alessandro Manzoni, che qui ha una sala dedicata dove sono custoditi tutti i suoi libri, le opere e i manoscritti. Troverà anche, con le luci fioche e le teste curve di qualche studente o ricercatore (spesso straniero), i segni del degrado descritti nella lettera. Tutto alla Braidense sembra austerity, dall'elettricità al riscaldamento, dai magazzini non a norma alla disinfestazione che non viene fatta per risparmiare, nulla di più o di meno rispetto alla denuncia di Gaspare Barbiellini Amidei un anno fa: «Smemorarsi della Braidense non è un buon segno». In attesa della Biblioteca europea, prevista per il 2011, non lasciamo sbriciolare pagine e pagine che sono una memoria insostituibile per una capitale dell'editoria e non lasciamo senza risposta un appello per la cultura. C'è tanto orgoglio nei dipendenti (127 in organico, 94 gli effettivi) , ma senza un impegno dì Milano e senza una risposta del ministro Rateili, si rischia la disaffezione. La Braidense, istituzione cittadina che dipende dal ministero, non merita il disinteresse della città e della politica: va aiutata ad uscire dall'emergenza. gschiavircs.it