LA SCOPERTA L'intonaco in alcuni punti era ondulato. E poi «c'era la monumentalità di quella stanza che faceva pensare». Aggiungiamoci pure una buona dose di intuito e abbiamo tutti gli indizi che portano alla scoperta di un tesoro: il ciclo di affreschi duecenteschi del Monastero dei Santi Quattro Coronati. Le monache di clausura Agostiniane che vivono dal '500 nello splendido complesso del Celio, quel tesoro l'hanno custodito inconsapevolmente. Fino al 1989, quando la storica dell'arte Andreina Draghi entrando nell'Aula gotica del monastero era stata colta da una strana sensazione: «lì sotto doveva esserci qualcosa di importante». «La conferma -ha spiegato ieri la Draghi, durante la presentazione dei capolavori ritrovati - è arrivata quando abbiamo rimosso il primo tassello e ho visto la faccia del "pigiatore di ottobre". Un capolavoro». Gli affreschi della «cappella Sistina del Medioevo» - già li definiscono i critici - erano nascosti sotto 7 strati di intonaco e 830 metri quadrati di incrostature. Per riportarli alla luce sono serviti 9 anni. «Dal '97, da quando abbiamo iniziato i lavori, ad ogni tassello corrispondeva uno strato di pittura... e che pittura!», ricorda la Draghi. Gran parte del ciclo pittorico è opera del «Terzo Maestro di Anagni», un'equipe di artisti che aveva già lavorato a Subiaco e Anagni. L'iconografia è molto complessa. Tra le arcature della volta sono dipinti i vizi e le virtù, le stagioni e poi, in cima, la volta celeste. Nel registro inferiore sono raffigurati i Mesi dell'anno in un'interpretazione molto umana, realistica: in ogni scena compaiono attori che svolgono attività tipiche di quel mese. Ottobre, per esempio è rappresentato con tre personaggi indaffarati nella vendemmia e nella pigiatura dell'uva. E giovane pigiatore - il cui volto è stato il primo "tassello" della scoperta - ha le gambe che sprofondano nell'uva, indossa una veste corta e una cuffia dalla quale sbucano tre ciuffi di capelli. «La scoperta colloca sotto una diversa luce tutta la questione del primato toscano, rispetto alla scuola romana, nell'ambito della storia dell'arte duecentesca», ha detto ieri il ministro dei Beni culturali Francesco Rutelli. Alla presentazione degli affreschi e del volume curato da Dexia Crediop, che ricostruisce la storia del ciclo, oltre a Rutelli c'era anche il governatore della Banca d'Italia Mario Draghi, fratello famoso di Andreina. «Una rivincita in casa Draghi», ha ironizzato il ministro. Vip o non, dalla prossima primavera, due volte a settimana, tutti potranno visitare il "ciclo dei Mesi". Infine una nota di colore: l'imbarazzo di madre Rita Mancini, che in quanto priora delle monache agostiniane ha partecipato all'evento. Per lei un salto triplo carpiato: dalla clausura alla mondanità.