Molte sono le regole non scritte che sovrintendono alla politica, specie quando si accosta al complicato mondo della cultura. La prima consiglia di non rompere troppo i coglioni ai sovrintendenti. Aurea regola che il ministro dei Beni culturali, Francesco Rutelli, rischia di imparare a sue spese, dopo avere posto il veto, nel Lazio, alla nomina dell'ex sovrintendente Adriano La Regina al parco dell'Appia. Intellettuale prestigioso scelto da Veltroni come capolista ds alle ultime amministrative (cioè numero due, dietro un esponente della Margherita, dopo la decisione di fare la lista unitaria), arrivato ventottesimo e quindi non eletto, La Regina rischia di vedere sfumare anche quest'ultima candidatura. Effetto collaterale di una guerra tra il ministro e il sindaco che dura da mesi. Il veto rutelliano ha suscitato però molte proteste, e un appello firmato dal fior fiore della cultura urbanistica e ambientalista, da Vezio De Lucia a Italo Insolera. Nulla di grave, anche perché La Regina è un ex sovrintendente, che è cosa ben diversa da un sovrintendente in carica. E Rutelli conosce bene la differenza, avendo affrontato La Regina in carica e nella pienezza dei suoi poteri, in scontri epici, quando era sindaco di Roma (basta ricordare il sottopasso di Castel Sant'Angelo). Non ci sarebbe dunque di che preoccuparsi, se nel frattempo un altro sovrintendente, in carica, non avesse minacciato le dimissioni in polemica con il ministro. E non un sovrintendente qualsiasi, ma il sovrintendente di Pompei (che è un po' come dire la regina d'Inghilterra rispetto alle altre regine). Suscitando nuove lettere di solidarietà (a lui) e di protesta (a Rutelli). firmate da archeologi e architetti, dai funzionari di Pompei, dai sindacati e da studiosi di mezzo mondo (dal dottor Yoshiki Hori dell'Università di Kyoto al professor John R. Clarke dell'Università di Austin, Texas). Rutelli è accusato di avere rinnovato il contratto a una serie di dirigenti scelti dal suo predecessore, Giuliano Urbani, secondo criteri che allora destarono molte perplessità. In particolare il "city manager" di Pompei, causa delle dimissioni minacciate da Pietro Guzzo. E su cui un comunicato della Uil a suo tempo si espresse così: "La nomina di Luigi Crimaco... lascia quantomeno perplessi in merito ai requisiti legati a professionalità e competenza visto che un conto è fare il direttore del Museo Civico di Mondragone e un'altra cosa è gestire una soprintendenza che per problemi ma anche per capacità e potenzialità è unica al mondo" Rutelli ieri ha spiegato che la polemica nasceva dalla disinformazione, che non aveva rinnovato contratti né ricevuto lettere di dimissioni. E alle agenzie aggiungeva: "II professor Guzzo è una delle più importanti personalità dell'archeologia italiana e internazionale, figurarsi se la nostra idea è di sostituirlo". L'agenzia successiva recitava: "Pompei, il soprintendente Guzzo si è dimesso". Dimissioni poi rientrate, dopo un colloquio con Rutelli.