Forse la memoria storica fa cilecca ma ieri, a Pompei, un posto dove ne avranno viste di cotte e di crude, è stata una giornata da cardiopalma: alle 12.50 il soprintendente degli scavi - nonché a interim della Calabria - Pier Giovanni Guzzo porgeva con una lettera le sue dimissioni al ministro per i Beni culturali Rutelli, in serata, prima di cena, Rutelli ha telefonato all'archeologo, hanno parlato a lungo e Guzzo ha ritirato il suo addio. Dopo che in mattinata un gruppo di custodi e funzionari all'ingresso degli scavi di via Porta Marina convocati dai sindacati Cgil e Unsa aveva manifestato in solidarietà con Guzzo. «Alle 12.50 ho lasciato la mia lettera all'ufficio del Collegio Romano. È una decisione sofferta, mi da forza la solidarietà espressa da colleghi archeologi e tanti altri», affermava nel primo pomeriggio il responsabile - in quel momento ex - di uno dei siti archeologici più affascinanti e complicati del globo. Guzzo se ne andava perché venerdì scorso il ministro Rutelli non aveva scaricato il direttore amministrativo, l'archeologo Luigi Crimaco. Per Guzzo il discorso era: dati i problemi avuti, o lui o me. Crimaco intanto si era fatto vedere di persona al presidio di solidarietà al soprintendente e si rammaricava dell'addio di Guzzo al ministero quando, sostiene il direttore amministrativo, l'intesa c'era. Ma questa era una scossa tellurica d'origine politica, non tecnica, il centrodestra stavolta non c'entrava, quale grado della Scala Richter potesse avere è difficile valutarlo, ma era un bel sommovimento, visto l'impegno - giusto - di Rutelli a far recedere il dimissionario. Peraltro erano circolate perfino voci - smentite - di una lettera di dimissioni di Salvatore Settis dal consiglio superiore dei beni culturali a indicare una discreta fibrillazione in circolo. Intanto il ministro spiega: stiamo riformando il ministero, vogliamo investire in nuove energie, abbiamo bandito un concorso per 40 nuovi dirigenti, dobbiamo sistemare le 12 soprintendenze archeologiche rette a interim. E su Pompei? Il contratto del direttore amministrativo di Pompei scadrà a giugno, ricorda Rutelli, noi non facciamo epurazioni ma non dice che lo rinnoverà, promette di volervi mettere mano «per via ordinaria al momento giusto» quando rifarà l'assetto del dicastero. Chiarendo: provvedere alla «risoluzione di alcuni dualismi che hanno dato prova di non funzionare con la scelta delle persone giuste». Intanto Guzzo incassava la solidarietà della consigliere regionale dei Ds campani, Luisa Bossa, e dell'assessore regionale al turismo Di Lello, mentre Crimaco aveva il sostegno del presidente della Provincia di Salerno Angelo Villani, Margherita, corrente demitiana. Di area della Margherita, peraltro, pare essere lo stesso Crimaco. Ma non è detto che c'entri qualcosa. Ora, Pompei è un punto nevralgico del panorama turistico e artistico anche per il denaro che convoglia. Con il centrodestra a Palazzo Chigi furono furbescamente risucchiati via 30 milioni di euro. «Ci sono 16 milioni di euro faticosamente conquistati che non debbono essere dispersi attraverso la spirale delle polemiche», interviene il senatore dell'Ulivo in commissione beni culturali Giuseppe Scalera; «rischiamo di perdere altri fondi» avverte da Pompei Michele Germano della Cgil e medita di portare la protesta direttamente a casa del ministro, a Roma.
POMPEI. Dimissioni ritirate: il sovrintendente di Pompei rimane
Ieri, a Pompei, il soprintendente Pier Giovanni Guzzo ha presentato le sue dimissioni al ministro per i Beni culturali Rutelli. La decisione è stata presa dopo una lunga conversazione telefonica tra Guzzo e Rutelli. Guzzo si era dimesso in seguito alla mancata nomina del direttore amministrativo Luigi Crimaco, che era stato convocato dal ministro. La scelta di Guzzo è stata sostenuta dalla solidarietà di colleghi archeologi e altri. Il ministro Rutelli ha spiegato che il ministero sta riformando e che stanno cercando di investire in nuove energie. Ha anche promesso di voler mettere mano al sito di Pompei in via ordinaria.
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