Si è dimesso. Non si è dimesso. «Confermo le mie dimissioni». «Ha ritirato le dimissioni». La bufera che da quattrogiomi sembrava addensarsi sulla soprintendenza di Pompei si è risolta ieri sera in un balletto archeologico ministeriale. Tutto era nato con le dimissioni annunciatedi Giovanni Pietro Guzzo, da dodici anni soprintendente archeologico di uno dei siti più celebri del mondo e lui stesso archeologo di fama mondiale. Il professore ha consegnato al ministro per i Beni Culturali Francesco Rutelli la sua lettera di dimissioni ieri mattina alle 12,50, ma fino a sera il ministero ha negato. Nel preannunciare il gesto di Guzzo, i sindacati avevano lasciato intendere che fosse provocato da dissapori con il direttore amministrativo della soprintendenza, Luigi Crimaco, nominato a suo tempo dal ministro Urbani e recentemente confermato da Ruttili Guzzo non conferma, Crimaco si meraviglia e stila a sua volta una nota di solidarietà al dimissionario... Poi in serata Guzzo ci ripensa e ritira te dimissioni. Tutto rimandato ad un incontro con il ministro, la prossima settimana, in cui verranno esaminati i problemi di Pompei (che sono tanti). Dunque la solita bega tra funzionali ministeriali? No, uno dei tanti segnali dei profondi disagi che non soltanto minano un'importante soprintendenza, ma sono anche la spia della situazione drammatica delle istituzioni che dovrebbero gestire i Beni culturali. Se le dimissioni di Guzzo, secondo un gruppo di studiosi firmatari di un appello in suo favore, avrebbero posto la soprintendenza di Pompei «in una situazione tale da renderla ingovernabile», non meglio governabili sono motte altre. Vengono al pettine i nodi delle soprintendenze vacanti (a tutt'oggi sono dodici i soprintendenti ad interini), dei doppi e tripli incarichi (lo stesso Guzzo è anche soprintendente per la Calabria), delle nomine assegnate a personaggi di dubbia preparazione culturale il ministro Rutelli ha annunciato la nomina di 40 nuovi soprintendenti ma l'iter necessario affinché le nomine diventino effettive non è certo breve. Per il 2007 non se ne paria. Intanto il nostro prezioso patrimonio artistico non sta per niente bene. Il ministro dovrebbe saperlo.