Roma, gli affreschi nel Monastero dei Santi Quattro al Celio Terminati i lavori di restauro dell'Aula Gotica della chiesa costruita nel IV secolo, distrutta dai Normanni nel 1084 e, subito dopo, ricostruita nelle forme attuali da Papa Pasquale II Dopo circa nove anni di lavori, tornano alla luce gli affreschi della Sala Gotica del Monastero dei Santi Quattro, chiesa costruita nel IV secolo, ristrutturata nel IX secolo, distrutta dai Normanni nel 1084 e, subito dopo, ricostruita nelle forme attuali da Papa Pasquale II. "Rappresento una comunità monastica agostiniana, presente in questo luogo dal XVI secolo, che oggi apre le delicate porte della clausura per mostrare un posto ancora nascosto - ha affermato madre Rita Mancini, priora del Monastero -. Tali affreschi rappresentano un itinerario dello spirito, attraverso la storia della bellezza dell'umanità e della religione; un luogo importante e per la sua sacralità e per il suo valore artistico, del quale eravamo inconsapevoli custodi. L'invito degli artisti, autore di quest'opera - ha proseguito madre Rita - è di guardare verso l'alto, verso il cielo, avvolgendo lo sguardo in un'antica atmosfera spirituale". Si tratta di un capolavoro del XIII secolo che apre nuove strade interpretative e nuovi punti di vista sulla cultura artistica operante a Roma nel Duecento. Infatti "è un'occasione molto virtuosa, perché la conclusione scientifica dei lavori si accompagna alla fruibilità dell'opera che, da oggi, è a nostra disposizione - ha dichiarato Francesco Gandolfo, ordinario di Storia dell'Arte Medievale, Università di Roma Tor Vergata -. Oggi le grandi scoperte si possono fare solo attraverso il restauro e questo ne è un esempio che, tra l'altro, si differenzia dagli altri perché colma un grande vuoto, ponendosi intorno al IV-V decennio del XIII secolo. In questi affreschi, oltre alla chiara dimensione religiosa, c'è anche un ambiente laico, una dimensione enciclopedica, termine diffuso nel Medioevo. E' rappresentato - ha continuato Francesco Gandolfo - un ciclo di carattere allegorico, dove sono esaltate le virtù e, soprattutto, la Giustizia, che è il tema di fondo. Quindi, possiamo dire che si tratti di una summa enciclopedica che ruota intorno al tema della Giustizia". "A ragione, si è parlato degli affreschi della Sala Gotica come della Cappella Sistina del Medioevo, un tesoro nascosto che oggi torna alla luce - ha affermato Rossella Vodret, soprintendente Patrimonio Storico, Artistico ed Etnoantropologico Lazio - una scoperta eccezionale, che testimonia la vitalità dell'arte a Roma in quel periodo". Nove anni di lavoro, quindi, che "non sono però tanti se si pensa ad una superficie di 830 metri quadrati, alla quale hanno lavorato molte persone che si sono succedute nel tempo - ha spiegato Andreina Draghi, soprintendente Patrimonio Storico, Artistico ed Etnoantropologico -. Nel portare avanti i lavori, siamo stati colti da stupore prima e sgomento successivamente per l'importanza e la vastità dei lavori e l'unicità degli affreschi, dai quali appare chiara la natura limitata dell'uomo e la funzione insostituibile della Chiesa nell'organizzare il tragitto travagliato dell'uomo nel mondo. La rappresentazione del mese di gennaio dal triplice volto simboleggia proprio l'inizio del percorso dell'uomo. Ancora - ha continuato Andreina Draghi - sono rappresentati i vizi, che devono essere vinti attraverso le virtù. Elementi, entrambi, che appartengono al mondo e al ciclo cosmico della natura. Il messaggio alla base di tutto questo, è che bisogna seguire la Chiesa, senza abbandonarla e riconoscendo il ruolo della vestitura sacerdotale. Insomma, gli affreschi della Sala Gotica del Monastero dei Santi Quattro, portano una riflessione sulla tradizione classica, che proietta nuova luce sulla cultura artistica romana". L'importanza dell'evento è stata sottolineata anche da Francesco Rutelli, ministro per i Beni e le Attività Culturali: "Godiamo oggi del privilegio, grazie ai lavori effettuati, di poter vivere la sacralità di uno dei luoghi più belli del mondo, nato come una domus e poi, via via, modificatosi fino a diventare la struttura attuale - ha affermato Francesco Rutelli -. E' proprio vero che non si finisce mai di esplorare e scoprire. Anche i meno esperti e i non addetti ai lavori non possono non rendersi conto che questa scoperta ponga in diverso equilibrio il primato della superiorità della scuola toscana su quella romana, sulla quale viene così gettata una luce straordinaria. Ora, possiamo infatti valutare l'intera pittura romana sotto un'altra luce. Inoltre, segni gotici presenti nell'aula sono tra i rarissimi momenti gotici della città. Tali affreschi, tra i mirabilia urbi che raccontano l'eternità di Roma, si trovano al Celio, uno scrigno formidabile e per troppi versi inesplorato, la cui bellezza risiede anche nella sua segretezza, nel suo essere poco conosciuto ai più".