L'avvio della petizione popolare diretta a bloccare i lavori di restauro in corso al Castello Normanno e la minaccia dell'associazione Hirpus di eliminare con suoi volontari materialmente dal muro del castello il tufo scuro utilizzato come rivestimento ad indurre la Civica Amministrazione hanno sconfessato la Soprintendenza ai Beni Architettonici, che, però, si è affrettata a precisare che i lavori in corso non sono quelli definitivi. Sta di fatto che ieri mattina l'Assessorato ai lavori pubblici si è visto costretto ad emettere un comunicato stampa per chiarire la propria posizione. «In relazione ai lavori di restauro del Castello Normanno, primo lotto finanziato nell'ambito del Patto Territoriale Baronia-Turismo - si legge nella nota dell'assessore Antonio Mainiero - sono dal mese di luglio in corso contatti tra il Comune e la Soprintendenza ai Beni Architettonici di Salerno. Il Soprintendente professore Giuseppe Zampino, in seguito a sopralluoghi effettuati sul cantiere ha con propria nota indicato quali campioni da utilizzare per la riproposizione del muro di cinta quelli provenienti dalle cave del Napoletano che più si avvicinano ai materiali utilizzati negli interventi precedenti con pezzature simili a quelle già poste in opera e con le tecniche di antichizzazione concordate». L'Amministrazione Comunale con propria nota del 28 novembre scorso, tuttavia, aveva già richiesto alla direzione dei lavori di predisporre con la massima urgenza l'esecuzione di campionatura con muratura di pietra locale, non condividendo l'uso del tufo delle cave del Napoletano. «Entro la metà di dicembre, dopo la predisposizione di una ulteriore campionatura in pietra locale - riprende la nota dell'assessorato - sarà effettuato un nuovo sopralluogo con la presenza dei responsabili della Soprintendenza per i Beni Architettonici di Salerno e Avellino». «Ci auguriamo - sostiene Anselmo La Manna dell'associazione Hirpus - che si ponga fine a questo errore. Il tufo non va bene. Si deve tornare alla pietra locale. Diversamente siamo pronti ad una protesta clamorosa: rimuovere con le nostre mani il tufo utilizzato come rivestimento». Mostra fiducia in una soluzione positiva della vertenza l'avvocato Domenico Carchia, protagonista della petizione popolare. «Non ci aspettavamo - sostiene - un'adesione così convinta dell'opinione pubblica alla nostra iniziativa».