VENEZIA - "Archeologia e restauro dei monumenti. Riflessioni su Venezia", questo il tema trattato al Salone dei Beni e delle Attività Culturali da Filippo Carinci, Sauro Gelichi, Luigi Fozzati, Elisabetta Zendri. La tavola rotonda a cura dell'università Ca' Foscari, aveva come obiettivo quello di far riflettere su come si intende muoversi nel coordinamento e nel governo della tutela archeologica. L'archeologia del monumento deve dialogare con l'archeologia urbana nel suo complesso. L'indagine archeologica, strumento fondamentale di conoscenza per una progettazione seria del restauro, dovrebbe fornire dati e suggerimenti all'architettura nel piano di recupero del monumento. Sono stati presentati esempi elaborati sull'edilizia ecclesiastica veneziana: dalla valutazione archeologica del costruito sentito come risorsa, conosciuto, censito e infine valutato per le scelte di salvaguardia e tutela. A Venezia la presenza dell'aerosol marino comporta inquinamento e degrado biologico. Esporre il bene alla fruizione non è sempre positivo, c'è la necessità di nuove tecnologie e di interventi di manutenzione continui "ma ancora non si conoscono bene le strategie" ha dichiarato Zendri. A Venezia la situazione è complessa: è archeologia urbana e archeologia del paesaggio. "L'archeologia dell'architettura non è solo quella sopra ma comincia sotto terra. I palazzi sul Canal Grande, per esempio, hanno una successione di pavimenti che può arrivare fino a sette lungo i secoli" ha evidenziato Fozzati. Le diverse discipline devono dialogare sulla base di un progetto condiviso dall'Università, dalle istituzioni di governo, dalla collettività. Soprattutto a Venezia dove tutto è eccezionale. L'auspicio è creare le condizioni perché gli studi non rimangano solo accademici ma dialoghino con le altre istituzioni creando un forum sulle problematiche della città che cambia volto di giorno in giorno. "L'importante è che non si perda la storia dei segni del passato" ha detto Gelichi. Bisogna creare una rete di collaborazione, diffondere i risultati delle ricerche, fare formazione e infine investire sulla ricerca e sulla fruizione intelligente costruendo una banca dati per evitare il pressappochismo.Maria Teresa Secondi