«E' vero: la vasca di Noceto era sicuramente un luogo di culto», conferma Andrea Cardarelli, archeologo dell'Università di Modena e Reggio Emilia. «Una scoperta eccezionale». Perché tanto eccezionale? «Perché è assolutamente unica. In realtà i terramaricoli avevano sì una loro religiosità, ma espressa in modalità che per noi sono difficili da cogliere. Finora si sono trovati solo piccoli oggetti cultuali nelle capanne, prove dell'esistenza di riti privati, oppure offerte votive poste in luoghi molto lontani dai centri abitati, i fiumi o le cime dei monti. Per esempio quest'estate nell'Alpe di Santa Giulia, nell'Appennino modenese, ho scavato una fossa votiva con all'interno una spada in bronzo, offerte di vasi e ossa di animali, e sul fondo ciottoli di fiume che erano stati portati lì da molto lontano. Noceto però è molto più grande, di costruzione sofistica-tissima, e soprattutto è in un villaggio». Era dunque un luogo di culto pubblico? «Forse. Di certo costringerà a rivedere molte delle nostre convinzioni».