Tredici dipinti e un arazzo di scuola fiamminga erano scomparsi misteriosamente da Palazzo Oneto di Sperlinga, in via Bandiera, la notte del 6 settembre 2005: si sono materializzati venerdì sera, poco dopo le 23, su un marciapiede di via Imera, impacchettati alla perfezione. Una pattuglia dei carabinieri della Compagnia San Lorenzo ha intravisto due uomini che si allontanavano in tutta fretta: si è avvicinata a quei pacchi così voluminosi, e ne ha scoperto il contenuto. Le opere recuperate hanno un valore stimato di 250 mila euro: sono 11 dipinti, olio su tela, della metà del Settecento, raffiguranti vari nobili siciliani delle famiglie Orioles, Spinola, Moncada e Gravina. Hanno un dimensione di un metro per 74. Quasi il doppio sono altri due oli su tela, che raffigurano Giuseppe e Anna Mainardi. I ladri avevano portato via anche un grande arazzo fiammingo di fine Cinquecento, quattro metri per tre di lana e seta, raffigurante il "Trionfo di Cesare a cavallo". «Sono grato ai carabinieri di San Lorenzo», dice Roberto Bilotti Ruggi d'Aragona: «Quelle opere erano parte integrante del nuovo museo che sarebbe dovuto sorgere a Palazzo Oneto di Sperlinga sulla base di una convenzione stipulata tra la proprietà e l'assessorato ai Beni culturali». Dopo il raid dei ladri, il progetto aveva subito una battuta d'arresto: «I quadri trafugati avevano spogliato la galleria spiega Bilotti i ladri avevano fatto un vero scempio per entrare nel palazzo, che già all'epoca era blindato, nonostante fosse in ristrutturazione». Il progetto del museo riprende corpo. E adesso, c'è solo da aspettare il completamento dei lavori nell'edificio: «Sarà il primo palazzo barocco della città a essere veramente aperto al pubblico», dice il proprietario. «I privati aggiunge stanno contribuendo allo sviluppo del centro storico, ristrutturando gli immobili. In parallelo, l'amministrazione comunale dovrebbe aumentare l'offerta culturale con nuovi percorsi. Zone come via Bandiera sembrano così desolate: la notte del furto i ladri si arrampicarono dalle impalcature e lavorarono indisturbati con mazze e fiamma ossidrica. Nessuno si accorse di tutto quel trambusto». L'indagine sul raid a Palazzo Oneto di Sperlinga è tutt'altro che conclusa. I carabinieri di San Lorenzo, guidati dal capitano Massimo Filano, vogliono capire perché le opere erano sul marciapiede di via Imera, alla Zisa. Tutte le ipotesi sono plausibili: forse il carico era stato già venduto e venerdì sera stava per essere consegnato. Oppure i quadri erano in fase di trasferimento, alla ricerca di migliori offerenti: «Fotografie delle opere rubate sono state diffuse sin da subito dal sito Internet dei carabinieri ma anche da alcune riviste d'arte spiega Roberto Bilotti dunque, quei quadri erano ormai difficilmente vendibili». Del caso finiranno per occuparsi anche i militari del Nucleo tutela patrimonio culturale, specializzati in questo tipo di indagini. «Mi congratulo con i carabinieri dice Lino Leanza, l'assessore regionale ai Beni culturali il loro lavoro resta fondamentale nella nostra lotta contro chi ruba opere d'arte e chi saccheggiai siti archeologici siciliani per alimentare il commercio clandestino».