Forse sarà necessario un permesso per la loro cessione alle società interessate allo sfruttamento turistico CAGLIARI - I siti minerari di Iglesias e Arbus che l'amministrazione regionale ha offerto in vendita e in concessione potrebbero essere dichiarati di interesse culturale. L'accordo per avviare la procedura di verifica prevista dalla legge è stato sottoscritto il due novembre scorso fra la Direzione regionale per i beni culturali e l'Igea, l'ente controllato dalla Regione che detiene la proprietà del compendio. A comunicarlo è stato il direttore regionale dei beni culturali Paolo Scarpellini in una breve nota con la quale ha risposto al documento di sedici pagine presentato dall'associazione Argonauta di Massimo Manca, nel quale la regolarità della procedura di vendita-concessione dei siti viene fortemente messa in dubbio sulla base di una dettagliata sequenza di riferimenti alle norme. Per il gruppo di imprese che vincerà fra i quattro rimasti in corsa nella gara di progettazione bandita dalla Regione un'eventuale dichiarazione dell'interesse culturale sui complessi storici di Ingurtosu, Naracauli e Pitzinurri potrebbe rivelarsi un ostacolo, certamente destinato a rallentare la fase di realizzazione delle opere, tutte orientate in base al bando su obbiettivi turistici. La Sovrintendenza ai beni culturali entrerebbe infatti a pieno titolo nella valutazione dei progetti, che dovrebbero rispettare a puntino l'origine storica degli edifici e nel complesso il valore culturale delle aree. Criteri peraltro indicati nel bando di gara, solo che a quel punto il compendio messo in vendita dalla Regione risulterebbe vincolato, senza che il vincolo pregiudichi la possibilità di cessione anche definitiva a un privato: «La vendita non verrebbe esclusa ha spiegato il direttore generale per i beni culturali e paesaggistici della Sardegna, Paolo Scarpellini semplicemente il privato acquisterebbe le aree e quanto è compreso nelle aree con il vincolo». Sarebbe quindi tenuto a rispettare scrupolosamente le indicazioni della sovrintendenza, certo un limite pesante per chi ha necessità di mettere in piedi un complesso di richiamo turistico, con hotel, campi da golf e altre attrezzature sportive. Sulla compatibilità fra l'origine dei luoghi e la trasformazione turistica Scarpellini è comunque possibilista: «Bisogna vedere i progetti, è chiaro che non sarebbero ammissibili stravolgimenti degli edifici e dei luoghi sui quali sia stato dichiarato l'interesse culturale. Ma si potrebbero cercare soluzioni equilibrate». Un problema dei legali invece stabilire se Igea abbia o non abbia l'obbligo di sottoporre i siti minerari alla verifica dell'interesse culturale: «Trattandosi di società, sia pure pubblica spiega Scarpellini alcuni giuristi sostengono che l'obbligo non c'è. Igea ha preferito sottoscrivere con noi un accordo, il due novembre scorso, perché la verifica sia compiuta in ogni caso, per evitare possibili rallentamenti nella fase successiva». Quindi una scelta tecnica, che non si è affiancata a una richiesta di autorizzazione alla vendita: «Non c'è conferma il direttore generale ma dovrebbe esserci solo se la verifica dell'interesse culturale desse risultati positivi e comunque solo limitatamente alle zone o agli edifici vincolati». Come dire: prima la verifica, poi l'eventuale richiesta di autorizzazione alla vendita. Se l'interesse culturale non ci sarà eventualità piuttosto remota Igea potrà procedere liberamente. L'associazione Argonauta, che ha presentato l'esposto e che si prepara a inviarne una copia alla Procura della Repubblica, accusa in sostanza la Regione di aver saltato alcuni passaggi fondamentali dell'operazione. Il responsabile dell'associazione Massimo Manca afferma: «La Regione ha messo il carro davanti ai buoi, ha deciso la destinazione turistica del compendio prima che la Sovrintendenza si esprima sull'interesse culturale dei siti. I progettisti privati partecipano alla gara senza conoscere i limiti che eventualmente saranno imposti. Mi sembra chiaro che si tratti di un bando viziato fin dall'origine».
Sardegna. Possibile vincolo sui siti minerari in vendita
La Regione ha offerto in vendita e in concessione i siti minerari di Iglesias e Arbus, ma potrebbe essere necessario un permesso per la loro cessione alle società interessate allo sfruttamento turistico. La Direzione regionale per i beni culturali ha sottoscritto un accordo con l'Igea per avviare la procedura di verifica prevista dalla legge. La Sovrintendenza ai beni culturali entrerebbe nella valutazione dei progetti, che dovrebbero rispettare l'origine storica degli edifici e il valore culturale delle aree. La vendita non verrebbe esclusa, ma il privato acquisterebbe le aree e quanto è compreso nelle aree con il vincolo, e sarebbe tenuto a rispettare le indicazioni della sovrintendenza.
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