«Oggi possiamo dire di aver compiuto un importante tratto di strada, suscitando l'interesse di talune fondazioni bancarie per le attività dell'istituto e, in tale quadro, è allo studio il passaggio dell'Istituto da associazione a Fondazione». Il professor Natalino Irti è giustamente orgoglioso delle novità che riguardano l'Istituto italiano per gli Studi storici, da lui presieduto ormai da sei anni. E che danno alla prestigiosa istituzione di Palazzo Filomarino - che la settimana scorsa ha inaugurato il suo sessantesimo anno di attività con una prolusione del direttore Gennaro Sasso su «Machiavelli e il Cristianesimo» e le relazioni del presidente e del segretario generale Marta Herling - la possibilità di pensare al futuro con rinnovate energie. Che non sono mai mancate, come la volontà di tenere alto l'impegno culturale e sociale dell'istituto, ma la presenza di un sostenitore finanziario concreto è fondamentale, oggi più che mai, per tenere viva una tradizione culturale e di pensiero che forma tanti giovani studiosi che arrivano ogni anno da tutta Italia, e anche dall'estero, come borsisti per importanti ricerche in campo non solo storico. «Attualmente - spiega Marta Herling, nipote di Benedetto Croce - abbiamo venti borsisti, sette stanno ultimando il secondo anno, con ricerche sulla storia del pensiero politico, la storia economica e una su Dante. Vogliamo affermare che a Napoli c'è un modello di istituzione che funziona, una sfida contro tutto ciò che ci circonda di negativo». Anche il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha voluto rivolgere un saluto particolare all'istituto fondato da Benedetto Croce («un'iniziativa lungimirante»), dove da giovanissimo, nel febbraio del 1947, fu tra gli ascoltatori del discorso inaugurale del filosofo.