Parte coordinamento tra cinque regioni per aumentare gli arrivi dall'estero Le regioni del Sud fanno fronte comune nel settore turistico. Non si limitano ad annunciare un unico marchio per farsi riconoscere meglio all'estero, ma puntano i piedi e vogliono autonomia nella gestione dei fondi. Insomma, giù le mani dai nostri soldi, mandano a dire a Roma dal Mezzogiorno. Protagonisti dell'iniziativa sono Campania, Abruzzo, Basilicata, Puglia e Sicilia, alle quali potrebbero presto aggiungersi Molise e Calabria. Ma i diretti interessati negano che il motivo principale del nuovo coordinamento sia legato a rivendicazioni di tipo economico. «Il punto di partenza», spiega Massimo Ostillio, assessore al turismo della Puglia, «è un recente studio Svimez secondo il quale ci sarebbe spazio per un marchio del Sud Italia. Il tentativo è quello di privilegiare l'eccellenza, con un marchio che rappresenti le peculiarità e serva a fare massa critica rispetto ai flussi esteri, che ancora non sono adeguati». Secondo Marco Di Lello, assessore della regione Campania, l'obiettivo non è andare contro il Nord, ma creare i presupposti di un'offerta unitaria, in grado di attirare i numerosi turisti che gravitano nel bacino del Mediterraneo. Ci si può tuttavia domandare se questa iniziativa non rischi di creare troppa burocrazia: esiste già un coordinamento nazionale degli assessori al turismo, oltre alla cabina di regia e all'agenzia Enit. Non è così, argomenta Ostillio, poiché i promotori vogliono evitare la competizione fra territori, con spreco di risorse anche finanziarie. «La stessa Enit potrebbe trarne vantaggio: anziché portare 20 regioni alle iniziative promozionali, sarebbe più facile vendere un prodotto più ampio e non di nicchia». Dal canto suo, Di Lello osserva che uno degli elementi decisivi su cui puntare è quello dei voli aerei, con gli scali di Bari e Lamezia Tenne e quello previsto in Basilicata: per esempio, attraverso bandi di co-marketing, le regioni possono investire in nuovi collegamenti, sull'onda del Napoli-New York di Eurofly. Infine, ma non certo in ordine di importanza, le rivendicazioni economiche: in ballo ci sono, afferma Di Lello, 2,5 miliardi di euro provenienti da fondi comunitari 2007-2013. «C'è un tentativo, da parte del governo, di decidere come spendere questi soldi, mentre noi vogliano autonomia». Una battaglia non da poco, dunque. Più possibilista l'assessore Ostillio che, pur denunciando l'intenzione del governo di gestire i soldi attraverso il Programma operativo nazionale (Pon) anziché tramite i Por, apre una porta al dialogo: «Vogliamo condividere le decisioni, fermo restando che il governo deve determinare le condizioni per il rilancio del turismo, a cominciare dal trasporto aereo. Il governo ha una responsabilità evidente e può lavorare per mettere attorno a un tavolo regioni, operatori e categorie». In concreto, Ostillio propone che una parte dei fondi legati ai Pon o a progetti interregionali, che Roma vorrebbe gestire in prima persona, venga utilizzata dall'Enit e indirizzata al Sud.