La Nuova Triennale appena inaugurata nel quartiere milanese della Bovisa dovrebbe essere una realtà così forte da non poter restare chiusa nei nostri piccoli cervelli ma, per forza di cose, scoppiare fuori. Così è almeno nelle intenzioni del manifesto, ideato per l'occasione, sul quale campeggia una grande T rossa che spunta dalla testa della modella, le due braccia dalle orecchie, la base dalla bella bocca sensuale. Tre parallelepipedi ben squadrati che non sembrano stare tanto bene là dove sono, invasivi e fastidiosi, se non dolorosi. Né bastano il viso luminoso e tranquillo né lo sguardo un po' rassegnato della fanciulla né le sue labbra docilmente dischiuse a rendere più amichevole, e gradevole, la particolare collocazione della T di Triennale. Se poi si scende in metropolitana, dove i manifesti ornano in serie le banchine, mani ignote concretamente spiegano il perché del disagio che quell'immagine procura. Son mani di ragazzacci, certo, probabilmente anche di villani, forse di erotomani fissati ma, in verità, le scritte che s'incrociano sul pallido viso della modella, inneggiando a particolari pratiche sessuali, quasi in una sorta di conversazione con la bella (del genere: Ti piace? Mi faresti anche questo e quest'altro? Oppure preferisci qualche sfizio un po' più impegnativo?), se le poteva immaginare anche il passante meno smaliziato, quello che ha solo pensieri edificanti per la testa. Soprattutto, potevano immaginarsi che sarebbe andata a finire così coloro che il manifesto l'hanno studiato, dei quali si è tentati di pensare che volontariamente abbiano gettato l'esca agli scribacchini di metropolitana come di superficie.