Toscana, restaurato un dipinto su tavola che scrive una pagina nuova nell'arte del XII secolo Sarà presentato il prossimo 16 dicembre alle ore 10.30, e ricollocato sopra l'altare della chiesa medievale di Rosano, nel monastero delle benedettine, il più antico dipinto su tavola della pittura in Toscana, un Crocefisso che precede forse di una ventina di anni il Crocefisso di Sarzana datato 1138. Il colore è davvero una rivelazione. Lo ha finito di restaurare, dopo una decina di anni di ricerche sotto la direzione di Marco Ciatti e Cecilia Frosinini, Roberto Bellucci all'Opificio delle Pietre Dure (Opd) di Firenze. Perché dunque questo incredibile colore in un dipinto vecchio di quasi 900 anni? L'opera non è mai stata restaurata in precedenza, e conserva la vernice originaria, solo nel '600 devono averlo ricollocato in luogo più basso, tagliandolo sotto e in alto privandolo del tabellone con l'iscrizione INRI e forse l'Eterno, e chiudendolo poi entro una mediocre cornice nera e dorata, ora rimossa. Altre novità sono quelle del supporto: tavole verticali per il corpo del Cristo e i grandi tabelloni laterali con storie del martirio ma anche una tavola orizzontale passante e continua dove sono dipinte le braccia, dunque un modo di costruire incrociando e assottigliando i legni che è diverso dal metodo usato nel Crocefisso di Sarzana che usa le assi mediane in tutta la lunghezza ma aggiunge quelle per le braccia ai lati. Un dettaglio marginale? No di certo, il legno si fessura sul filo delle giunture, inventare un sistema ad incastro con tavole continue impedisce che si determinino tagli nel corpo o nelle braccia della figura maggiore. «Questa è già la tecnica di costruzione della croce che troveremo fino a Cimabue che la adotta nella croce giovanile di Arezzo», sottolinea Ciatti. La tecnica pittorica? Due teli di lino fissati sul supporto ligneo, quasi nessuna preparazione come nelle miniature contemporanee, poi la tempera e il fondo a foglia d'oro fissato senza, sotto, lo strato di gesso consueto. Ma la novità della pittura, unica nel suo genere, sta nella stessa immagine del Cristo inchiodato con quattro chiodi e gli occhi aperti, Cristo trionfante dunque, come il Crocefisso scolpito attorno al 1107 al San Savino di Piacenza, una immagine legata, come questa di Rosano, alla Riforma Gregoriana, una figura che dialoga coi fedeli oltre la morte. Emergono ancora, a restauro finito, altre novità che forse potranno cambiare la storia dell'arte del secolo XII a Firenze. Il crocefisso mostra di dialogare con la pittura di Sant'Angelo in Formis, un affresco di complessità eccezionale dipinto negli anni '80 del secolo XI, segno della rivoluzione narrativa voluta da Papa Gregorio VII e dall'abate di Montecassino Desiderio, rivoluzione di racconto e di scrittura pittorica che qui ritroviamo: contorni netti, taglio dei volti, chiaroscuro, rilievo rosso sulle guance, ecco i segni del rapporto. A questo nesso se ne aggiunge un altro anche più intrigante, quello con le absidi affrescate delle chiese catalane di Santa Maria di Tahull (1123) e del San Clemente sempre a Tahull (1125) che mostrano una scrittura pittorica davvero assai prossima al dipinto di Rosano. Nella zona alta del Cristo si è scoperto un incavo con dentro una croce di pietra, come un encolpio e questo fa riflettere sul rapporto di questa immagine coi pellegrini in Terrasanta. Firenze e la Toscana non sono certo isolate nel secolo XII: si pensi alla matrice, forse catalana, del Volto Santo di Lucca, con il Cristo vestito di un lungo colobium, e si pensi alla mitica venuta delle Marie in Provenza a fondare chiese e a portare il calice col sangue di Cristo. Insomma, le strade del Mediterraneo si intrecciano e le matrici della pittura a Firenze, lungi dall'essere locali, sembrano passare per percorsi nuovi, dalla Campania alla Catalogna, percorsi uniti da un programma comune, quello dell'arte della Riforma Gregoriana.