Dietro la polemica decisione di Guzzo, una storia di attriti con il city manager nominato dal governo precedente e confermato da Rutelli. "Non finisce qui" Se si clicca sul sito della Soprintendenza archeologica di Pompei, la prima schermata vibra come scossa da un sommovimento tellurico, a suggerire quel che accadde nei giorni catastrofici dell'eruzione del 79 d. C. Un nuovo terremoto annuncia ora un'eruzione metaforica non meno clamorosa. Anche qui tutto parte dalla Soprintendenza - meglio: dal soprintendente. Il professor Pietro Giovanni Guzzo, in carica da 12 anni, figura spigolosa ma di grande prestigio e apprezzata in tutto il mondo, ha pronta la lettera di dimissioni. La invierà oggi al ministro dei Beni culturali Francesco Rutelli. Che cos'è successo? Si sa che Guzzo, da qualche mese incaricato di reggere pure la Soprintendenza di Reggio Calabria, manifestava qualche insofferenza per lo stress del pesantissimo doppio incarico. Si sa anche che dallo scorso settembre aveva maturato i requisiti per la pensione, e questo lo rendeva meno disposto a lasciar passare le pressioni a cui era quotidianamente sottoposto: qualche sassolino dalla scarpa era prevedibile che prima o poi se lo sarebbe tolto. Però aveva progetti per i prossimi due anni, che adesso resteranno lettera morta. Nel silenzio dell'interessato, che si limita a confermare rinviando le spiegazioni, «per correttezza istituzionale», alla lettera a Rutelli, bisogna registrare la denuncia da parte delle organizzazioni sindacali, che hanno anticipato alla stampa la mossa del soprintendente: decisa, dice il segretario generale della Uil Beni culturali Gianfranco Cerasoli, «dopo aver appreso della riconferma di Luigi Crimaco a city manager di Pompei». Un passo indietro: il city manager, o direttore amministrativo, è un ruolo introdotto con la legge che nel '97 ha dato alla Soprintendenza di Pompei, primo caso in Italia, l'autonomia dal ministero. All'inizio, con Giuseppe Gherpelli, nominato dall'allora ministro Veltroni, la coabitazione con Guzzo ha funzionato: il primo city manager aveva profondamente innovato l'immagine di Pompei, aprendo il primo bookshop interno subito contestato dai bancarellai (e boicottato fin dal giorno previsto per l'inaugurazione, che non poté avvenire perché qualcuno aveva riempito di mastice la serratura), predisponendo un servizio di audioguide che pestavano i piedi alle molte guide autorizzate e abusive che campano sugli scavi. Scaduto il mandato di Gherpelli, il nuovo ministro, Giuliano Urbani, aveva nominato al suo posto un generale a riposo dell'Aviazione, Giovanni Lombardi, a cui è succeduto l'attuale, Luigi Crimaco. E qui sono esplosi i problemi. I dipendenti della Soprintendenza, in gran parte schierati con Guzzo, a mezza voce, chiedendo (per ora) di non comparire, dipingono un quadro sconcertante. L'aspetto paradossale (ma non troppo) è che Crimaco è un archeologo, già direttore del Museo civico di Mondragone. Che bisogno c'era di lui, quando la parte archeologica è già rappresentata dal soprintendente? Non basta. Pare che la sua nomina sia avvenuta dietro pressione di politici locali della vecchia maggioranza (Mario Landolfi di An, l'allora viceministro dei Beni culturali Antonio Martusciello), con l'intento di contrastare lo strapotere diessino (area di riferimento dello stesso Guzzo) nel sito archeologico più noto del mondo. Chi lavora a Pompei parla apertamente di incapacità a costruire un rapporto sereno con il soprintendente, di inadeguatezza a gestire la difficile situazione ambientale, di inesperienza nelle questioni amministrative. Ne sono derivate nuove agitazioni sindacali, dimissioni e rimozioni a catena tra i funzionari amministrativi: il responsabile delle risorse umane allontanato dal servizio per dissensi con il city manager, il suo successore presto dimissionario, mentre è di pochi giorni fa la notizia che anche il vicedirettore amministrativo ha gettato la spugna. A avvelenare la vicenda, c'è la storia dei 30 milioni di euro, proventi della biglietteria, che giacevano in attesa di essere utilizzati per i progetti della Soprintendenza: Crimaco li avrebbe segnalati al ministero dei Beni culturali, in crisi dopo i ripetuti tagli, e questo se li prese con la motivazione che non erano ancora stati firmati i contratti d'appalto. Una tipica guerra tra poveri. Si era in campagna elettorale, c'erano altri progetti da finanziare... In un modo o nell'altro, a Pompei lo stato di cose era diventato insostenibile. Alcuni sindacati (i confederali più la Unsa, l'organizzazione autonoma dei Beni culturali), insieme con i Ds campani, avevano chiesto una netta inversione di rotta, e l'occasione sembrava finalmente venuta. Il decreto legge 262, collegato alla Finanziaria, prevedeva che tutti i funzionari estranei alla Pubblica amministrazione (come appunto Crimaco, che è un consulente esterno) sarebbero decaduti se non avessero ricevuto la conferma entro il 2 dicembre. Venerdì scorso, 1 dicembre, sembrava fatta. Ancora nelle prime ore del pomeriggio. Poi, in serata, la doccia fredda. E, quindi, la decisione di Guzzo, accolta «con viva sorpresa» dal ministero che, in una nota, ha spiegato di non voler «fare epurazioni nei confronti dei dirigenti nominati dal precedente governo». Come andrà a finire? Sembra impossibile che Rutelli possa accettare le dimissioni di un soprintendente capace e fermo, con un senso dello Stato che lo ha posto spesso in attrito con il territorio vesuviano. A meno di essere in vena di autogol. Ma intanto dagli ambienti della Soprintendenza affilano le armi: «Non finisce qui».
LE DIMISSIONI DEL SOPRINTENDENTE Terremoto a Pompei
Il professor Pietro Giovanni Guzzo, soprintendente di Pompei, ha pronta la lettera di dimissioni e la invierà al ministro dei Beni culturali Francesco Rutelli. La decisione è stata motivata dalle pressioni per il doppio incarico e dalla riconferma del city manager Luigi Crimaco, che è stato nominato dal governo precedente e confermato da Rutelli. I dipendenti della Soprintendenza di Pompei hanno denunciato la sua incapacità a gestire la situazione e hanno chiesto la sua rimozione. La nomina di Crimaco è stata vista come un passo indietro rispetto all'innovazione introdotta da Guzzo, che ha aperto il primo bookshop interno e ha predisposto un servizio di audioguide.
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