Anche le società di private banking cominciano ad affacciarsi nel settore, magari stringendo accordi con case d'aste. E' comunque un mercato difficile, il cui valore totale si aggira sui 500 milioni di euro. I prezzi variano molto tra l'Italia e gli altri paesi. La legge sulla prelazione dello Stato Roma Non solo azioni o titoli di Stato, ma anche oggetti d'arte. E' questa una delle nuove frontiere degli investimenti di coloro che hanno una situazione finanziaria molto agiata. In fondo anche i ricchi possono costruirsi una loro previdenza, e perché no con le opere d'arte, se queste possono essere uno strumento funzionale a questo scopo. Non deve quindi sorprendere che alcune società di private banking si stanno affacciando nel difficile mercato, magari stringendo accordi con case d'aste e società operanti nell'alt consulting. E' il caso, per esempio, del gruppo Monte dei Paschi di Siena. «Diversi clienti afferma Andrea Bersan, responsabile del private banking del gruppo Mps sono appassionati in opere d'arte, e non vedono nulla di strano nell'investire anche quote cospicue del proprio pa-trimonio in questi oggetti. Da parte nostra suggeriamo loro una grande prudenza, in quanto le opere d'arte possono presentare profili di rischio elevati». Infatti va detto che, se da una parte le eventuali plusvalenze derivanti dalla compravendita di opere d ' arte non sono oggetto di tassazione, a differenza dei capitai gain ottenuti con il trading di titoli, dall'altra l'acquisto di opere d'arte presenta non poche problematiche, come ammette lo stesso Bersan: «La difficoltà di quantificare il reale valore dell'oggetto d'arte è uno dei problemi maggiori, senza parlare poi dell'eventualità di trovarsi in mano un falso: inoltre le opere d'arte non sempre sono facilmente rivendibili, e per ultimo non bisogna trascurare il rischio che l'opera si deteriori, perdendo buona parte del suo valore». Per questi motivi molti gestori di patrimoni non investono ancora nelle opere d'arte, e le stesse società di private banking che lo fanno, acquistano solo su richiesta del cliente, e con la consulenza di società specializzate. Comunque, al di là della passione, questo tipo di investimento non è alla portata di tutti, come ricorda Antonello Di Mascio, responsabile marketing di Intesa Private Banking: «I clienti interessati sono in genere coloro che hanno un patrimonio finanziario superiore a 3-5 milioni di euro». Secondo Nomisma il valore totale del mercato delle compravendite italiane di opere d'arte si aggira sui 500 milioni di euro. Ad esso partecipano diversi operatori, dai collezionisti o semplici appassionati d'arte ai galleristi e agli antiquari, dalle banche e fondazioni alle istituzioni pubbliche come i musei. E, nonostante questo, gli addetti ai lavori lo considerano poco trasparente, visto che solo la metà delle compravendite avviene nelle case d'asta, che in Italia sono sostanzialmente quattro: Christie's, Sotheby's, Finarte, Farsetti. Gli oggetti d'arte più richiesti sono i dipinti, seguiti dalle sculture e dai disegni. Per quanto riguarda i primi il mercato si può suddividere in tre segmenti, come precisa Alessandro Guerrini, art advisor di Gabrius, una società specializzata nell'analisi del settore: «II segmento più importante in termini di fatturato è l'arte moderna e contemporanea, ossia tutte le opere dagli inizi del '900 ad oggi. Segue, ma a distanza, l'arte antica, ossia tutte le opere fino al '700, ed infine l'arte del '800». Ciascun segmento ha diverse caratteristiche in termini di rendimento e rischio. «Il mercato delle opere d'arte moderne e contemporanee aggiunge Guerrini è più volatile, per cui si possono fare grandi guadagni, ma anche grandi perdite, mentre gli altri segmenti danno rendimenti più contenuti, ma sono decisamente meno rischiosi». I prezzi variano molto fra l'Italia e gli altri paesi. «Nei nostro paese i prezzi che si possono spuntare nelle aste sono sensibilmente inferiori a quelli ottenibili nelle aste tenute in altri paesi, come a Londra per esempio, in quanto in Italia c'è una normativa che può impedire l'esportazione dell'opera, riducendone quindi la commerciabilità», aggiunge l'esperto di Gabrius che poi fa alcuni esempi. Nei giorni scorsi, racconta, un De Chirico è stato venduto a 790mila euro, mentre fuori dell' Italia può arrivare anche a 6-7 milioni, così come i 300mila euro ottenuti per un quadro del Manzoni, all'estero possono diventare anche 3 milioni. Il mercato deve anche rispettare una legge, la 1089 del 1939, che impone la notifica del possesso delle opere d'arte. A seguito della denuncia la Sovrintendenza ai Beni Artistici può decidere, a sua totale discrezione, se l'opera è d'interesse artistico, ed in tal caso ne stima il valore, e ne registra il luogo di conservazione, cosicché il proprietario non può più venderla all'estero, mentre può farlo in Italia, dove però lo Stato Italiano ha il diritto di prelazione. In ogni caso l'esportazione di un'opera d'arte richiede l'autorizzazione della Sovrintendenza. Ed è per questo motivo che durante l'operazione scudo fiscale, le opere d'arte detenute dagli italiani nelle banche all'estero non sono rientrate nel nostro paese. Negli Stati Uniti invece vi sono meno vincoli, e non è quindi un caso che sia nata lì, agli inizi degli anni '80, l"'art banking", che ha poi dato il via allo sviluppo dell'art advisory, ossia della consulenza per la scelta dell'opera d'arte su cui investire. Alcune banche d'affari straniere ne hanno fatto un vero e proprio business. Ubs, per esempio, ha un proprio team di esperti a Basilea che si occupano di tutti i settori dell'arte e del collezionismo, senza contare che la banca possiede per conto suo la maggior raccolta d'arte contemporanea e moderna del mondo bancario. Nel caso delle banche italiane, il servizio assume varie configurazioni: «Ai clienti interessati spiega Di Mascio diamo non solo una valutazione del valore dell'opera, ma reperiamo anche la documentazione che ne garantisca l'autenticità. Su richiesta provvediamo poi a custodire le opere nei nostri caveau, e ad attivare anche strumenti finanziari particolari per l'acquisto, come il leasing».