Non è stata una congiunzione fortunata. Chiaro, la storia dei mosaici del Tellaro - dal primo concreto baluginìo di decoro e mito posto a sonnecchiare placidamente lungo il torrente Randaci, illuminando una presenza insita senza pari, agli ultimi esiti, e dunque alla ricollocazione temporanea nella chiesa di San Domenico a Noto (trasloco non facile e sistemazione logistica ancor più complicata) - ha imposto passaggi, per alcuni versi epocali, fatti di polemiche e interlocuzioni dure, precise. Occorreva gestire bene la conoscenza, lo sosteneva ai tempi Voza, dibattendosi affinchè la sterile guerra di posizione avesse un termine. Un teorema azzeccato, lungimirante senz'altro: la cronaca di questi giorni, benché riduttiva, certo, rispetto al tam tam operoso che l'ha preceduta. Un lieto fine annunciato, comunque, ed è proprio questo trionfo di aspettative e di trepidazioni che si è celebrato ieri sera, al Teatro Comunale del centro notino, con i massimi rappresentanti istituzionali. La cooperazione tant'è ha coinvolto governo nazionale e regionale, privati e intellettuali. «L'esposizione dei mosaici - ha affermato il Sotto Segretario, Nicola Bono - costituisce una convergenza eccezionale». Sussistono due elementi di fatto: il ritrovamento decisivo (sul piano archeologico, antropico, socio-culturale e quant'altro) e l'appartenenza al sito, proclamato patrimonio dell'umanità nella World Heritage List dell'Unesco, nel più ampio distretto culturale del sud-est (il commissario straordinario, Bandarin, durante la presentazione ufficiale, era seduto in prima fila). Un impulso straordinario, come ha sottolineato il ministro Stefania Prestigiacomo intervenendo, che l'assessore regionale ai Beni Culturali, Fabio Granata, ha saputo rendere, collaborando incisivamente nella pianificazione dell'ambizioso progetto. A questo punto Noto si aspetta perlomeno un museo. L'enfasi del Sindaco del borgo barocco. Michele Accardo, è sincera. «Questo è un momento di splendore» esortava. Tuttavia qualcosa c'è da sistemare. L'invito di Bono è esplicito: Noto deve dare anima alla costituzione di un sistema turistico per la zona sud. Altrimenti è un traguardo vilipeso. Considerato poi il processo di fruizione globale, da autunno in poi, della villa romana (in contrada Caddiddi), dei tasselli rinvenuti e riposizionati, e della fattoria settecentesca, collegata al territorio della valle, sottoposta a vincolo, e raggiungibile anche dalla bretella della Siracusa-Gela (operazione concepita all'interno del 3, previsto nella finanziaria del 2003). «Il Sovrintendente Voza ha fatto molto per la cultura siciliana - ha osservato Granata - Alla base di tutto, è necessaria la capacità di gestione del sapere. E' un momento di svolta, bisogna rendersi conto però della necessità di realizzare forme integrate di movimento del bene». Non basta recuperare, se non si pensa immediatamente a come regolamentare e gestire l'opulenza acquisita.