Venezia Ad Antonio Paolucci il concetto di museo come azienda proprio non va giù, in questo campo ama proclamarsi "reazionario", anzi tre volte reazionario. Lo ha sempre affermato nel corso della sua prestigiosa e lunga carriera come sovrintendente, con un passaggio, sia pur breve, come Ministro dei Beni Culturali. Lo ha ribadito, ieri, con forza, anche al Salone dei Beni e delle Attività Culturali di Venezia, dove era l'ospite d'onore. «Certo che i musei possono rendere, basta aprirli alla pubblicità e organizzare ricevimenti per nozze e battesimi. E' questo che dovrebbe succedere alle Gallerie dell'Accademia di Venezia, una volta finito il restauro? Faccio una provocazione: sotto la Tempesta del Giorgione potremmo mettere la reclame di una ditta di ombrelli». Poi aggiunge: «Io ho una concezione ottocentesca del museo, un luogo che era nato per educare la "plebe" e dunque doveva essere gratuito. La plebe esiste anche oggi, ne sono certo, ma adesso si entra al museo, pagando un biglietto, il cui costo può essere aumentato a piacimento». Eppure come Ministro Paolucci aveva fatto una piccola rivoluzione: trasformare quella che fino a dieci anni fa era un'assurda tassa d'ingresso ai musei statali in un biglietto vero e proprio, possibile fonte di reddito per gli stessi. Che se ne sia pentito? Forse no, ma Paolucci non digerisce gli eccessi nella direzione contraria. Molto più tollerante, invece, si dimostra nei confronti della restituzione dei beni trafugati (vedi il caso delle statue del Paul Getty Museum). «E' chiaro che il paese egemone tende ad appropriarsi dei beni del paese più povero. Lo ha fatto anche il doge Enrico Dandolo con la quadriga della basilica di San Marco. Occorre, dunque, usare la diplomazia, in questo campo, sapendo di non potere richiedere la restituzione di tutte le opere». Tra gli argomenti affrontati anche quello dell'eccesso di mostre, ma di questo argomento si era parlato in mattinata nel convegno "2006: le mostre in Italia tra l'evento e il bene culturale". Grande assente e grande imputato Marco Goldin, che attrae molti visitatori ma non entrerebbe in contatto (parere del direttore del Salone Maurizio Cecconi, ma non solo) con la realtà bresciana. La nuova tendenza, infatti, è quella di legare l'evento al territorio in cui è inserito. Nel Veneto un buon esempio è dato da Belluno, «un territorio di montagna e questa sua caratteristica va rispettata» (come sostiene il Presidente della Provincia, Sergio Reolon), che quest'anno ha omaggiato un suo cittadino celebre, Dino Buzzati, e nel 2007 celebrerà Tiziano: all'incontro era presente anche il portavoce di Galan Franco Miracco, che ha rivendicato il ruolo di coordinamento della Regione, in modo da metter insieme le tante eccellenze di cui, tra capoluoghi e centri minori, il Veneto è così ricco. «Discutiamone insieme, ma su dati concreti l'anno prossimo» gli fa eco Maurizio Cecconi, che incassa il successo di questa decima edizione, ma già pensa a soddisfare le aspettative di miglioramento che lo stesso successo ha determinato. A fine giornata si è svolta anche la premiazione del IX edizione del Premio Venezia alla Comunicazione, curato da Adriano Donaggio e presieduto da Alfredo Bianchini. Quest'anno i riconoscimenti sono andati a Natalia Aspesi, prestigiosa firma del giornale "La repubblica"; a Ileana Chiappini, per i suoi corsi di storia dell'arte veneta; al MuSeC di Ferrara, un corso di perfezionamento in Economia e Management dei Musei e dei Servizi Culturali; e al progetto "Cappella Ovetari: la restituzione di un capolavoro" ovvero gli affreschi del Mantegna, gravemente danneggiati durante la guerra.