L'immagine figurativa e il fascino dell'antico: Noto riscopre i suoi mosaici pavimentali del IV secolo dopo Cristo, e lo fa a trentatré anni dalla loro scoperta. Sotto una fattoria ottocentesca, sulla riva destra del fiume Tellaro, in contrada Caddeddi, furono rinvenuti i resti archeologici di una villa Romana. Decorazioni che, agli inizi degli anni settanta, lasciarono subito quel «muto» luogo per essere trasferiti, su disposizione della Soprintendenza ai Beni culturali, a Siracusa per gli accurati interventi di restauro. E ieri Noto, dopo anni di attesa e di polemiche per il forte ritardo, ha ritrovato i suoi mosaici che, nell'attesa dell'ultimazione dei lavori di ristrutturazione dei fabbricati del complesso rurale di contrada Caddeddi, sono stati esposti nella settecentesca chiesa di San Domenico. Per la «prima» dei mosaici ieri a Noto sono giunti il ministro Stefania Prestigiacomo, il sottosegretario Nicola Bono, l'assessore regionale Fabio Granata, il soprintendente ai Beni culturali di Siracusa Giuseppe Voza, il presidente della Provincia di Siracusa Bruno Marziano, accolti dal sindaco Michele Accardo. E c'era anche Francesco Bandarin, direttore generale dell'Unesco: «Un nuovo evento favorevole e di grande importanza per Noto», ha detto Bandarin. «Nell'arco di sette mesi sono venuto a Noto ben tre volte. Per momenti altamente celebrativi, e per convegni di studio. C'è la volontà di affermare Noto come intenso centro culturale. I mosaici che tornano sono noti agli studiosi da decenni, ma sino ad oggi non sono mai stati elemento di fruizione per il pubblico». I mosaici del Tellaro, lusso e cultura nel Sud-Est della Sicilia. «Ma non per lasciarli all'interno di un museo. Sarebbe una violenza»: lo ha dichiarato Giuseppe Voza. «Fa parte di una politica culturale dissennata quella di prelevare oggetti di grande valore e portarli in un museo. Occorre invece portare il museo negli ambienti d'origine. Proprio come avverrà tra non molto con i mosaici pavimentali del Tellaro. Il ritorno nel proprio ambiente è la soluzione più valida per poter cogliere appieno la storia e il valore dei reperti archeologici». Per Bono i mosaici potranno diventare l'elemento d'eccellenza del Distretto culturale del Sud-Est. «Noto oggi non sta vivendo un momento particolare per pura combinazione o perché lo vuole il destino. E' il frutto di un programma, di un percorso avviato tanti anni fa». Parole confermate dall'assessore Granata: «Tornano al pubblico i mosaici del Tellaro dopo un lungo restauro - ha detto - ma emerge la nuova politica culturale dell'assessorato ai Beni culturali che dei restauri e della pubblica fruizione del patrimonio artistico siciliano ha fatto il proprio elemento propulsore. L'esposizione dei mosaici aggiunge un altro tassello al progetto ambizioso del distretto culturale del Sud-Est, arricchendo ulteriormente un'offerta culturale già straordinariamente varia tra gli otto Comuni riconosciuti dall' Unesco patrimonio dell'Umanità». E prima della caduta dei lunghi teli che coprivano i mosaici il sindaco Michele Accardo ha accennato al «ritorno delle decorazioni musive in un momento di particolare splendore. È necessario che gli imprenditori vengano a Noto. Chi investe oggi nella nostra città avrà la sicurezza di pratiche veloci, ma soprattutto beneficerà di questo momento aureo che attraversa la città».