PIAZZA ARMERINA. Dipinti, statue, argenteria, pezzi di oreficeria, mobili e suppellettili, in tutto 8.730 oggetti della Diocesi di Piazza Armerina catalogati invia informatica. L'inventario completo dei beni mobili storico-artistici diocesani su supporto telematico, ieri mattina, nel corso di una cerimonia di presentazione al museo diocesano, è stato consegnato dalla Curia ai carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale di Palermo, alla soprintendenza di Enna, ai parroci e alla Conferenza episcopale italiana. Un lavoro cominciato nel 1999 dai consulenti Paolo Russo, Barbara Mancuso e Vittorio Vicari, approvato dalla Cei, la conferenza episcopale italiana, con un primo contributo forfetario pari al 60 per cento dei fondi necessari alla catalogazione completa, inizialmente stimata sulle 13 mila schede. Una stima iniziale legata all'inclusione nel novero dei beni ecclesiali di chiese poi rivelatesi, in seguito ad alcuni chiarimenti catastali e legali, appartenenti ad altri Enti, come lo Stato, le confraternite e i comuni. Dalla previsione di 13 mila beni mobili da catalogare si passò a circa 9 mila oggetti. Tutti gli oggetti inventariati fanno parte dei 208 immobili diocesani distribuiti tra i 12 comuni della Curia armerina, 75 chiese titolari di parrocchia, 132 chiese ed il seminario vescovile. «Questa inventariazione rappresenta il primo e necessario passo verso una più ampia conoscenza del patrimonio storico-artistico della diocesi», precisa padre Giuseppe Paci, direttore dell'ufficio diocesano per l'Arte sacra e i beni culturali ecclesiastici, responsabile del progetto di catalogazione informatica e per immagini appena completato. Le operazioni di sistemazione delle schede informatiche era terminata il 28 ottobre del 2005. Esclusi dall'inventario i beni mobili degli ordini religiosi e delle confraternite. «La banca dati diocesana è soggetta, oltre che alla normativa ecclesiastica, anche agli accordi raggiunti in sede nazionale fra la Cei e gli organi del ministero per i Beni e le attività culturali», aggiunge don Paci. «Colgo l'occasione per annunciare che con il contributo della Cei ci apprestiamo ad avviare un secondo ed altrettanto significativo progetto di inventariazione del patrimonio architettonico, il quale nel giro di pochi anni restituirà agli studiosi, ai progettisti e agli operatori del settore turistico-religioso un quadro completo ed aggiornato del patrimonio culturale diocesano», rivela il vescovo Michele Pennisi nel suo intervento, sottolineando l'importanza del lavoro svolto anche ai fini del turismo religioso e dell'organizzazione di mostre tematiche all'interno del museo diocesano. Proprio monsignor Pennisi aveva dato nel 2003 un forte impulso alla realizzazione della catalogazione, dando avvio alla seconda fase, affidando l'incarico alla ditta Aretè di Palermo. L'inventario è stato consegnato anche alla soprintendenza di Caltanissetta e al servizio Beni artistici e storici dell'istituto centrale per il Catalogo e la documentazione di Roma. «Il patrimonio artistico è una componente irrinunciabile dell'eredità della Chiesa», ha aggiunto il vescovo Pennisi nella sua introduzione.