Ma c'è chi insorge: così si cancella il rapporto con l'esterno e si crea una semplice casa-museo Le dieci fanciulle al bagno, le scene di caccia, la voluttuosa scena erotica e gli altri stupefacenti mosaici della Villa romana del Casale di Piazza Armerina, Patrimonio mondiale dell'Unesco dal 1997, troveranno nuova luce (ma anche ombra) entro il 2008. «Fra circa dieci giorni -assicura il direttore del Centro regionale di restauro, Guido Meli - inizieranno i lavori di risanamento dei mosaici e di rifacimento della copertura del sito archeologico, che ristabiliranno le gerarchie di luce e ombra della villa, salveranno i mosaici dal rischio idrogeologico e dall'effetto serra e restituiranno il fascino dei disegni, ora ricoperti da una patina bianca di sali e rovinati dalle alluvioni e dall'incuria». Due giorni fa, l'Ufficio regionale per le gare di appalto (sezione di Enna) ha aggiudicato i lavori al Consorzio Stabile Aerdas Scarl di Roma, che ha prevalso su altre due imprese grazie a un ribasso del 38,8 per cento su un progetto di 13 milioni e 755 euro. Gli sconti proposti dalle tre imprese concorrenti ritenute idonee oscillavano tra il 34 e il 39 per cento, e in prima battuta erano stati considerati troppo alti e «anomali» sulla base delle disposizioni di legge. Ma una sotto-commissione ha accettato le giustificazioni dei partecipanti alla gara, evitando così l'arresto dell'iter e la riapertura dei termini della gara, che avrebbe provocato un dilatamento dei tempi di restauro e il rischio di non ottenere i finanziamenti europei pari a 18 milioni di euro. Così la passeggiata attorno ai 3500 metri quadrati di mosaici del III-IV secolo d.C. cambierà totalmente: la sensazione di camminare sospesi su un sito archeologico all'aperto lascerà il posto all'impressione di entrare dentro una villa-museo, arieggiata, illuminata giorno e notte, e coperta. Il primo passo per il rilancio milionario del sito sarà lo smantellamento della copertura di metallo e perspex progettata nel 1957 dall'architetto Franco Minissi: un intervento temuto da esperti e storici del restauro, ma voluto e sostenuto da Vittorio Sgarbi nelle vesti di Alto Commissario per la Villa del Casale. I primi hanno gridato allo «sperpero di denaro pubblico» e «all'inutile delitto di una delle opere simbolo della moderna museo-grafia della fine degli anni 50» (intervento di Marco Dezzi-Bardeschi, docente di Restauro architettonico del Politecnico di Milano). Sgarbi, invece, si è scagliato contro «le pistole scariche» dei suoi oppositori, ha denigrato le «fantasiose interpreta-zioni architettoniche, strumentali difese della brutta e logora copertura di ferro e plastica maldestramente derivata da un progetto del Minissi» e ha difeso «la più semplice e pura ridefinizione degli spazi che il nuovo progetto, dopo anni di incuria, stabilisce per la miglior conservazione e visione dei mosaici». Parole come sassi per il pro-fessor Francesco Tomaselli, direttore del Dipartimento di Storia e Progetto nell'architettura dell'Università di Palermo, che ha raccolto oltre mille firme per una petizione contro la minaccia dell'intervento multimilionario: «Per noi storici del restauro è come se strappassero una pagina della ricostruzione del passato. Quel restauro del Minissi è emblematico di un momento cruciale nella storia del restauro europeo, chiamato "restauro critico". Minissi mantiene con la sua struttura leggera e trasparente il dialogo fra sito archeologico e ambiente circostante. Bastava ristrutturare l'esistente invece di sprecare denaro». A Milano, per il contestato restauro della Scala, si sono sprecati ricorsi al Tar e manifestazioni davanti a Palazzo Marino. Ma siamo in Sicilia e le azioni legali sono malviste e pericolose. I nostalgici di Minissi dovranno rassegnarsi a salutare definitivamente l'opera dell'architetto. E da oggi si affretteranno a fotografare per l'ultima volta il sito. «In verità resta un altro esempio di sito archeologico con copertura trasparente del Minissi, ma preferisco non rivelarne l'ubicazione, per evitare lo zelo di qualche portatore di favolosi finanziamenti», ironizza Tomaselli.
Piazza Armerina. I mosaici della discordia. Alla Villa romana del Casale si smantella la contestata e dannosa copertura
Il sito archeologico della Villa romana del Casale di Piazza Armerina, Patrimonio mondiale dell'Unesco, sta subendo un intervento di restauro. I lavori, iniziati entro il 2008, prevedono la rimozione della copertura di metallo e perspex progettata nel 1957 e il rifacimento della copertura del sito. Il progetto è stato aggiudicato al Consorzio Stabile Aerdas Scarl di Roma, che ha previsto un ribasso del 38,8% rispetto al progetto originale.
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