La cultura è un investimento in mestiere ma rimane innanzitutto un valore". Ad affermarlo è Stefano De Caro Soprintendente Regionale della Campania, intervenuto alla tavola rotonda «Etica di impresa e Beni Culturali», organizzata a Napoli dalla Cooperativa Pierreci, autentica pioniera in questo settore in cui a dominare è stato sempre lo Stato. 1 beni culturali come impresa, ma soprattutto come impresa di valori, sono stati al centro del dibattito condotto da Piero Marrazzo, cui hanno partecipato, oltre a De Caro, l'assessore ai beni culturali del Comune di Roma, Marco Causi, il sindacalista Carmelo Romeo, Giovanna Bami, presidente Pierreci e Marco Di Lello, assessore ai Beni Culturali della Regione Campania. Ma cosa significa parlare di beni culturali, oggi, dopo la Legge Ronchey e, soprattutto, in vista di uria normativa nuova che regolamenti l'ingresso dei privati in un settore a così alta valenza culturale? «Allo Stato e agli enti pubblici in generale si chiede innanzitutto la qualità, l'economicità non è il valore più importante - osserva De Caro -. Il valore etico è ciò di cui tenere conto maggiormente. Anche rispetto alla privatizzazione che è avvenuta molto lentamente al Sud, attraverso il settore restauro e manutenzione del verde, oltre a quello edile. Ritengo che occorra occuparsi al più presto di una regolamentazione di accesso alle Facoltà che formano ai Beni Culturali, il cui 90 dei laureati oggi è disoccupato proprio perché non esiste una monitorizzazione delle reali esigenze del mercato». «Nel rapporto pubblico-privato abbiamo immaginato di costruire in Campania un modello alternativo - replica Marco Di Lello -; in un quadro di regole cene, con il controllo saldamente in mano pubblica, è giusto e necessario valorizzare il ruolo del privato nella gestione dei Beni Culturali, essendo l'unico soggetto che può portare competenze ed esperienze che possono far fare il salto di qualità dei beni culturali». In che modo questo può avvenire in Campania? «Attraverso la costituzione della S.ca.bel, prima società di capitale regionale (che metterà in gara la cessione del 49 delle quote) che gestirà alcuni siti culturali della Campania dal 2004. Occorre un patto tra Regione, Soprintendenze, lavoratori e "concessionari Ronchey" che metta al centro il visitatore. L'Artecard è un esempio in questa direzione».